Il blog degli ecorisparmiatori: far convivere l'ambiente e il portafogli. Consigli pratici per risparmiare e difendere la natura, il clima e la nostra salute

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giovedì 9 dicembre 2010

Natale verde: albero vero o di plastica?

Ancora una puntata del nostro Natale verde: meglio l'albero vero o quello di plastica?
Preferisci l'abete vero nei nuovi acquisti. Se però hai già un albero di plastica, riutilizzalo.
Chiedi a parenti e amici: magari hanno un albero di Natale in soffitta ancora in buono stato!



Ogni anno, insieme al dilemma “albero o presepe”, si ripropone l'altro dilemma: albero vero o finto (cioè di plastica)?

Per una persona attenta all'ambiente la risposta sembra ovvia: un bell'abete vero. Attenzione, però, può esserci qualche eccezione (anzi una).
In linea di massima, ti consiglio infatti l'albero vero, che non è inquinante, è riciclabile e riutilizzabile negli anni successivi. Gli abeti di Natale vengono da coltivazioni controllate, danno lavoro a molti agricoltori e servono anche a riutilizzare terreni marginali. Ci sono anche gli aberi con la certificazione forestale, come quello di piazza San Pietro a Roma.

Quest'anno la Coldiretti ha fatto un conto del costo ambientale degli alberi di plastica prodotti in Cina, per dimostrare che sono molto più inquinanti degli abeti coltivati. Un albero di plastica prodotto in Cina consuma 20 kg di petrolio e percorre 9.000 km prima di arrivare da noi.
Tutto vero, anche se per fare un conto esatto bisogna considerare che un albero di plastica si può riutilizzare facilmente per molti anni mentre per riutilizzare l'abete vero abbiamo bisogno di un terrazzo o di un giardino.

Da bravo ecorisparmiatore, inoltre, devi tenere conto della situazione attuale: che cosa fare se hai già in casa un albero di plastica? Riutilizzare è sempre meglio che comprare, sia per l'ambiente che per le tue tasche
.

Detto questo, ecco il mio vademecum per l'albero di Natale:

  • se devi comprare un nuovo albero, orientati sempre sull'albero vero. Compra un albero coltivato con il pane di terra. Scegli una pianta sana e in forma. Usa qualche accorgimento e potrai riutilizzare l'albero anche il prossimo anno, senza costi aggiuntivi.
  • se hai già un albero di plastica, ormai vale la pena di tenerlo e riutilizzarlo. Puoi usarlo in casa oppure come albero “aggiuntivo” sul pianerottolo di casa, in ufficio o nel negozio. Riponilo con attenzione dopo le feste e potrà durare in forma per parecchi anni.
  • sempre in difesa degli alberi di plastica: se devi comprare un nuovo albero, prima chiedi ad amici e parenti se ne hanno uno che non usano (vero o di plastica). Magari hai una zia o una nonna che in soffitta hanno un albero finto abbastanza grande mentre ormai in casa ne usano uno piccolo, magari già completo di addobbi. Prima riutilizzare, poi (eventualmente) comprare: il concetto è sempre valido.

domenica 5 dicembre 2010

Miniguida per la riduzione di tovaglioli, asciugatutto e fazzoletti di carta usa e getta

Greenpeace ha fatto una guida, molto utile, per l’acquisto responsabile di carta igienica, rotoloni, tovaglioli e fazzoletti usa e getta.
Qui trovate anche la nostra miniguida per gli ecorisparmiatori alla riduzione o eliminazione del consumo di questi prodotti: un buon modo per risparmiare e ridurre alla fonte l'inquinamento e la distruzione delle foreste.
Parti risparmiando 24 euro all'anno eliminando i rotoloni di carta da cucina.



“Foreste a rotoli” è la nuova guida verde di Greenpeace per l’acquisto responsabile di carta igienica, rotoloni, tovaglioli e fazzoletti usa e getta.
In pratica, un manualetto (che trovate qui) per orientarsi nell'acquisto di questi prodotti, premiando quelli più amici delle foreste.

Una premessa che non ho trovato nella guida (anche se sono sicuro che Greenpeace stessa è consapevole delle questione): almeno nel caso di rotoloni (cioè carta asciugatutto da cucina), tovaglioli e fazzoletti, è possibile limitare al massimo il consumo di prodotti usa e getta, con grande gioia delle foreste del mondo ma anche delle nostre tasche.

Qui vi abbiamo già spiegato come risparmiare 24 euro all'anno eliminando la carta da cucina (asciugatutto o rotoloni).

Ecco allora una miniguida di Ecologia e/è Risparmio alla limitazione del consumo di fazzoletti, rotoloni, tovaglioli e carta igienica.

Carta da cucina o asciugatutto o rotoloni
Da almeno due o tre anni non uso più la carta da cucina. È cominciato per caso perché ci dimenticavamo di comprarla. Abbiamo visto che se ne può fare a meno.
Come? Due o tre “pezzette”, cioè panni in microfibra e simili, e un canovaccio non nuovissimo. Il risultato è che la carta da cucina è uscita dal nostro carrello della spesa dove tra l'altro occupava uno spazio considerevole.

Tovaglioli
Per i tovaglioli, la soluzione è semplice: tovaglioli di stoffa! Certo se fate una festa per quaranta persone è un po' difficile però per i prossimi pranzi di Natale, fino a 10-15 persone, è perfettamente possibile. Non avete forse la lavatrice? Fatela lavorare.
Un consiglio semplicissimo: comprate una bella tovaglia bianca con un buon numero di tovaglioli bianchi per i vostri pranzi numerosi. Potrete pulire più facilmente tovaglia e tovaglioli, anche con l'aiuto della soda. Basterà ravvivare la tavola, ad esempio con un bel centrotavola floreale, e avrete un ottimo effetto.

Carta igienica
Per la carta igienica il consiglio è quello di essere “moderati”!

Fazzoletti di carta
Anche in questo caso la moderazione è d'obbligo. Mi rendo conto che quando infuria il raffreddore, anche per motivi igienici, i fazzoletti di carta possono essere preferibili (peraltro, è igienico buttare decine di fazzoletti sporchi nei cestini di scuole e uffici? Bah...).
In tante occasioni, però, il fazzoletto di carta può essere sostituito dal buon vecchio fazzoletto di stoffa. Spesso, inoltre, i fazzoletti di carta sono adoperati per usi impropri: pensateci e sostituiteli con prodotti non usa e getta. (Un esempio: non avete mai, proprio mai pulito gli occhiali con un fazzoletto di carta? Chiedete una “pezzetta” in più al vostro ottico di fiducia).
A proposito: un consiglio per i superstiziosi. I fazzoletti (di stoffa ma anche di carta) non si regalano!
Un aspetto che Greenpeace non prende in considerazione ma che ritengo importante è l'uso di additivi e sostanze varie, soprattutto sui fazzoletti di carta. Sono sempre più diffusi, infatti, fazzoletti di carta che contengono profumi, balsami e altre sostanze. Sostanze inutili, anzi spesso dannose, perché in certe persone possono provocare allergie e ipersensibilità.

Per la sua classifica Greenpeace ha preso in esame alcuni parametri, combinati tra loro:
  • uso di carta riciclata
  • uso di carta certificata Fsc (dovrebbe esserci anche la certificazione Pefc ma non c'è: questo ha provocato una battaglia di cui francamente mi interessa poco)
  • assenza/limitazione dell'uso del cloro, molto inquinante, nello sbiancamento della carta (TCF: Total Chlorine Free e ECF: Elemental Chlorine Free).

Un'altra osservazione. La guida Greenpeace sottolinea l'abuso dei termini “ecologico, eco o green” per prodotti che di ecologico non hanno nulla. Se volete saperne di più, leggete qui.


Di seguito, per gli interessati, una sintesi del comunicato di Greenpeace.

Greenpeace lancia oggi “Foreste a rotoli”, la guida verde per l’acquisto responsabile di carta igienica, rotoloni, tovaglioli e fazzoletti usa e getta. Sono poche le aziende produttrici virtuose come Coop e AS (Gruppo Schlecker). A rischio, nella fascia rossa, i prodotti di Auchan, Sma e Pam. Tra i non classificabili, i prodotti della multinazionale Georgia Pacific, come quelli a marchio Tenderly e Tutto.
La nuova guida di Greenpeace viene promossa anche da un video virale dal titolo “Deforestation Nightmare” interpretato dall’attrice Barbara Tabita, testimonial della campagna Deforestazione Zero di Greenpeace e protagonista della serie televisiva “I Cesaroni”.

Negli ultimi anni la richiesta di polpa di cellulosa per la produzione di carta sta pericolosamente accelerando la distruzione degli ultimi polmoni del pianeta, minacciati dall’irresponsabilità di aziende come Asia Pulp and Paper (APP) e dai loro clienti. Anche l’industria cartaria italiana ha le sue responsabilità: mantenendo rapporti commerciali con multinazionali coinvolte nella deforestazione, anche le aziende italiane rischiano di immettere sul nostro mercato prodotti che causano fenomeni come la distruzione delle foreste e il cambiamento climatico.

Tra le carte igieniche valutate nella guida “Foreste a rotoli” sono solo cinque i prodotti riciclati al 100%: Coop Vivi Verde, Grazie Lucart, Esselunga Riciclata, Carrefour Ecoplanet e AS. Prima di acquistare, però, si deve fare attenzione al nome completo del prodotto: questo perché alcuni marchi, come Carrefour ed Esselunga, producono anche altre tipologie di carta igienica, valutate come insufficienti o addirittura pericolose. Soltanto Coop e AS utilizzano per tutti i propri prodotti esclusivamente carta riciclata e certificata FSC (Forest Stewardship Council).

E i peggiori? Consultando la guida più dell’80% dei prodotti non raggiungono la sufficienza. Tra i non classificabili, infine, Tenderly e tutti i prodotti dall’azienda Georgia Pacific che si è formalmente rifiutata di fornire a Greenpeace le informazioni necessarie per  l’inserimento in classifica.

“Le etichette dei prodotti che abbiamo valutato sono molto spesso fuorvianti. Denominazioni come: ‘ecologico’, ‘eco’, ‘green’ fioriscono su prodotti che invece non contengono affatto fibre riciclate o certificate FSC o ne contengono bassissime percentuali. In tutti questi casi c’è poco ‘green’ e molto ‘greenwashing’ - avverte Chiara Campione, responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia.

Per realizzare la guida, Greenpeace ha valutato più di 200 prodotti di circa 30 aziende scegliendo tra quelli più distribuiti negli scaffali dei supermercati. Alle aziende produttrici identificate è stato inviato un questionario nel quale veniva chiesto di indicare le percentuali di fibra riciclata e certificata FSC (Forest Stewardship Council) utilizzata nella produzione e informazioni sul processo di sbianca.

mercoledì 10 novembre 2010

Veri e falsi prodotti ecologici

In Italia e in Europa non esiste una normativa generale sui prodotti ecologici. 
L'unico settore ben regolamentato è quello dei prodotti alimentari biologici. 
L'uso dell'ecologia per ripulire l'immagine di prodotti e aziende si chiama "green washing". Istruzioni per l'uso per riconoscere veri e falsi prodotti ecologici, sempre con un occhio al risparmio.


Nel nostro paese, e anche in Europa, purtroppo, non esiste una normativa chiara e univoca sulla definizione di prodotti "ecologici, bio, ecocompatibili ecc. ecc.".


L'unico settore ben regolamentato è quello dei prodotti alimentari biologici: nessuno può usare il nome "biologico" o il prefisso "bio" per un prodotto alimentare senza rispettare le normative europee del settore (reg. CE n.834/2007).

In tutti gli altri settori, dalle vernici alle auto, dai detersivi alle penne, c'è la giungla.
Esistono una serie di certificazioni private, alcune molto serie e rigorose, come ad esempio sui cosmetici.
Esiste poi l'unica certificazione ecologica credibile, a mio parere, quella europea dell'Ecolabel, che risponde a criteri rigorosi, chiari, di pubblico dominio.

Per il resto, ognuno fa come vuole: ecodetersivi, ecostracci da spolvero, biodentifrici, ecoguide, aspirapolveri ecologiche, biosistemi, auto verdi e via discorrendo.L'ecologia e l'ambiente sono un business e quindi via alle "fragranze naturali", al "ridotto impatto" sull'ambiente e così via.
Tra i marchi, pullulano improbabili foglie, spighette, farfalle, coccinelle, fiorellini e lampadine verdi.

In inglese questa ecofurbizia la chiamano "green washing": in pratica, ripulire con il verde l'immagine ecologica  di un'azienda, un'organizzazione, un'istituzione. Il green washing è regolamentato, almeno in parte, in alcuni paesi, come Canada, Stati Uniti e Norvegia. In questo paese, per esempio, le automobili non possono essere presentate come "amiche dell'ambiente", sulla base della considerazione che le auto per definizione non possono apportare benefici all'ambiente.


Non sarebbe il caso di fare un po' di chiarezza, una volta per tutte?
Non sarebbe il caso di evitare vere e proprie truffe ai danni dei consumatori?

Vi cito un caso paradossale. Un anno fa avevo comprato un detersivo per piatti con tanto di marchio Ecolabel e a buon prezzo in un discount dove vado molto raramente . Ci ricapito qualche settimana fa e vado a vedere se c'è ancora il detersivo per piatti Ecolabel e magari se è arrivato qualche altro prodotto Ecolabel. Sorpresa! Il detersivo Ecolabel non c'è più. In compenso, tutti i detersivi a marchio del discount sono diventati Eco-qualcosa. Ovviamente, analizzando l'etichetta, non c'è alcun motivo di credere che lo stesso detersivo abbia qualcosa di ecologico, oltre al nome. Non la definireste una truffa?

Istruzioni per l'uso
Come difendersi dai "finti" prodotti ecologici
  • Cerca nell'etichetta il marchio Ecolabel: se c'è, sai precisamente cosa stai comprando.
  • Per i prodotti derivati dal legno e dalla carta, esistono due marchi mondiali seri di certificazione forestale, Fsc e Pefc. Anche in questo caso, occorre sapere di preciso cosa significano. Principalmente fanno riferimento allo sfruttamento controllato delle foreste (su questo tema torneremo in futuro).
  • Se trovi altri marchi o diciture ecologiche, più o meno vere, prima diffida: controlla, verifica, informati, poi acquista solo quando sei consapevole.
  • Molti prodotti perfettamente ecologici, come il bicarbonato di sodio o la soda, spesso non riportano sulla confezione nessun riferimento alle loro "virtù ecologiche": tienilo presente!
  • Personalmente, non mi fido neanche delle formule "approvato dall'associazione ambientalista Alfa o dalla associazione di consumatori Beta". Verificate sempre anche queste situazioni. In alcuni casi, per esempio, il prodotto è perfettamente NON ecologico ma magari l'azienda produttrice dona un millesimo di euro per la protezione della capra del Borneo: un perfetto caso di "green washing". Francamente, mi sembra una presa in giro.
  • Cerca sempre di tenerti informato, ad esempio leggendo il blog Ecologia e/è Risparmio!

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