In un forno ho comprato due pizzette (senza mozzarella) al costo di 3,52 euro.
Ho fatto i conti: costavano ben 16 euro al kg!
Per difendere le nostre tasche e la nostra salute, vi consiglio le "pizzette della salute".
Fate la pizza in casa, usando ingredienti dell'agricoltura biologica.
Un bel risparmio e anche un aiuto all'ambiente e alla nostra salute.
Volevo intitolare questo post "Le pizzette della salute" ma poi hanno prevalso le regole del blog. La sostanza, però, non cambia.
Sabato scorso ho comprato in un forno di una ridente cittadina laziale due pizzette, una bianca e una rossa (solo pomodoro, niente mozzarella). Il diametro era di circa 17-18 cm, il peso totale delle due pizzette era di 220 grammi.
Ho pagato 3,52 euro. Non ho avuto la prontezza di riflessi di chiedere il prezzo al kg e di lasciare lì le due pizzette.
Il costo, se qualcuno non ha fatto rapidamente il conto, era di ben 16,00 euro al kg, cioè 32.000 lire del vecchio conio.
Ho pagato due pizzette circa 7.000 lire. Dieci anni fa, prima dell'euro, con 7.000 lire a Roma mangiavi una pizza margherita con una mezza minerale, seduto al tavolo.
Mi sono perso qualcosa? Sapete quanto costa al chilo la farina in un supermercato? Attenzione: un fornaio la compra all'ingrosso a prezzi ben diversi, ovviamente. Qualcosa giustifica un prezzo di 16 euro al kg per una pizzetta?
L'ecoconsumatore attento al risparmio ha una soluzione per difendersi dal "caro-pizzette": fare la pizza (biologica) a casa!
A un prezzo risibile rispetto alle “pizzette della salute”, come le ho ribattezzate, puoi comprare farina biologica, passata di pomodoro biologica, olio biologico e origano biologico.
Puoi anche scegliere di usare, per esempio, una miscela di farina bianca e farina integrale. Puoi aggiungere della mozzarella biologica, anche se nelle pizzette che ho comprato io la mozzarella non c'era.
Insomma, puoi fare quello che vuoi, senza mai arrivare a un costo di 16-euro-16 al kg, anche tenendo conto dei consumi del forno (se il forno è a gas risparmierai ancora un po' di più).
Già che ci siamo, qui trovi una serie di ottime ricette di pizze, focacce e torte salate.
Buon appetito!
[foto Flickr]
Il blog degli ecorisparmiatori: far convivere l'ambiente e il portafogli. Consigli pratici per risparmiare e difendere la natura, il clima e la nostra salute
giovedì 18 novembre 2010
mercoledì 17 novembre 2010
Non rompere le scatole: riutilizzale!
Per riordinare soffitte, garage e ripostigli, si possono spender soldi per comprare scatole e contenitori vari.
Oppure si può risparmiare ed evitare di riempire la nostra casa di oggetti superflui.
Basta riutilizzare scatole e contenitori che già abbiamo e che sarebbero destinati ai rifiuti.
Possiamo personalizzare i contenitori rivestendoli di carta, pitturandoli o decorandoli.
Qualche giorno fa mi è capitata tra le mani una rivista di "arredamento, mobili, design, bricolage ecc." dal prevedibile titolo "Casa-qualcosa".
L'occhio mi è andato su un servizio che fatico a definire "articolo giornalistico" perchè evidentemente si tratta di un "publiredazionale pubblicitario". Il servizio era dedicato a come mettere in ordine soffitte, garage, ripostigli, sgabuzzini ecc. Inutile dirvi che l'articolo era in pratica un elenco di consigli per gli acquisti: scatole, scatolette, contenitori di varie marche, tutti con il loro bravo prezzo.
Ora, se dovete attrezzare un ripostiglio è ovvio che avete bisogno di ripiani o scaffalature e che occorre procurarseli (comprarli ma anche cercarli tra amici e parenti che magari devono buttarli).
Per quanto riguarda invece scatole, cassette e contenitori vari, devo dire che spendere dei soldi per riempirci casa di oggetti superflui è davvero inutile. Prima di comprare, guardiamoci attorno. Di sicuro ci arrivano sotto mano scatole e contenitori di ogni tipo che possiamo facilmente riadattare agli usi più vari. Dalle classiche scatole di scarpe riciclate alle cassette dei vini, dalle vaschette-famiglia del gelato a tanti altri contenitori di ogni tipo che riempiono le nostre case.
Se proprio volete essere bravi, potete personalizzare i contenitori, rivestirli con della carta colorata, pitturarli (soprattutto se sono di legno), decorarli, applicare un'etichetta.
Quando ero piccolo, parecchi anni fa, il detersivo per lavatrice era venduto nei fustini cilindrici di cartone. A casa di mia madre ce n'è ancora uno, rivestito di carta colorata e ornato con due bordi di stoffa. Lo usavamo con i miei fratelli per metterci dentro i giocattoli. Quando ero un po' più grande e ho cominciato a giocare a hockey su prato, il fustino è diventato un ottimo contenitore per i bastoni da hockey e per le palline!
Ora è diventato un oggetto della memoria ma serve ancora, dopo tantissimi anni, per contenere degli oggetti. Semplice, no?
[foto Flickr]
Oppure si può risparmiare ed evitare di riempire la nostra casa di oggetti superflui.
Basta riutilizzare scatole e contenitori che già abbiamo e che sarebbero destinati ai rifiuti.
Possiamo personalizzare i contenitori rivestendoli di carta, pitturandoli o decorandoli.
Qualche giorno fa mi è capitata tra le mani una rivista di "arredamento, mobili, design, bricolage ecc." dal prevedibile titolo "Casa-qualcosa".
L'occhio mi è andato su un servizio che fatico a definire "articolo giornalistico" perchè evidentemente si tratta di un "publiredazionale pubblicitario". Il servizio era dedicato a come mettere in ordine soffitte, garage, ripostigli, sgabuzzini ecc. Inutile dirvi che l'articolo era in pratica un elenco di consigli per gli acquisti: scatole, scatolette, contenitori di varie marche, tutti con il loro bravo prezzo.
Ora, se dovete attrezzare un ripostiglio è ovvio che avete bisogno di ripiani o scaffalature e che occorre procurarseli (comprarli ma anche cercarli tra amici e parenti che magari devono buttarli).
Per quanto riguarda invece scatole, cassette e contenitori vari, devo dire che spendere dei soldi per riempirci casa di oggetti superflui è davvero inutile. Prima di comprare, guardiamoci attorno. Di sicuro ci arrivano sotto mano scatole e contenitori di ogni tipo che possiamo facilmente riadattare agli usi più vari. Dalle classiche scatole di scarpe riciclate alle cassette dei vini, dalle vaschette-famiglia del gelato a tanti altri contenitori di ogni tipo che riempiono le nostre case.
Se proprio volete essere bravi, potete personalizzare i contenitori, rivestirli con della carta colorata, pitturarli (soprattutto se sono di legno), decorarli, applicare un'etichetta.
Quando ero piccolo, parecchi anni fa, il detersivo per lavatrice era venduto nei fustini cilindrici di cartone. A casa di mia madre ce n'è ancora uno, rivestito di carta colorata e ornato con due bordi di stoffa. Lo usavamo con i miei fratelli per metterci dentro i giocattoli. Quando ero un po' più grande e ho cominciato a giocare a hockey su prato, il fustino è diventato un ottimo contenitore per i bastoni da hockey e per le palline!
Ora è diventato un oggetto della memoria ma serve ancora, dopo tantissimi anni, per contenere degli oggetti. Semplice, no?
[foto Flickr]
martedì 16 novembre 2010
Compostiera gratis per compostaggio domestico
La compostiera (o composter) è uno strumento utilissimo per trasformare i nostri rifiuti organici (scarti di frutta e verdura, erba falciata, foglie, ma anche cenere di legna, gusci d'uova ecc.) in ottimo concime organico, chiamato compost.
In molte zone d'Italia è possibile avere una compostiera gratis per fare il compostaggio domestico.
I casi di Ferrara, della provincia di Arezzo e della provincia di Cuneo.
Sono sempre di più gli enti locali (comuni, province, ecc.) che offrono ai cittadini la possibilità di avere gratis una compostiera (o composter) per il compostaggio domestico della cosiddetta frazione umida o organica.
La compostiera permette di trasformare i rifiuti organici in un ottime concime da usare nei vasi del balcone o del terrazzo, nel giardino, nel frutteto o nell'orto.
Segnaliamo alcuni esempi.
Compostiera gratis e sconto sulla TIA (la Tariffa di Igiene Ambientale, che sta sostituendo la tassa sui rifiuti solidi urbani) per i cittadini in provincia di Ferrara: qui tutte le informazioni utili.
La provincia di Ferrara offre anche una guida gratuita al compostaggio.
Puoi trovare altre guide gratuite al compostaggio qui.
In provincia di Arezzo, possono avere una compostiera gratis i cittadini dei comuni di: Bucine, Capolona, Castelfranco di Sopra, Castiglion Fibocchi, Cavriglia, Laterina, Loro Ciuffenna, Montevarchi, Pergine Valdarno, Pian di Scò, Pieve Santo Stefano, San Giovanni Valdarno, Subbiano, Terranuova Bracciolini
In provincia di Cuneo gli abitanti dei 54 comuni consorziati nella SEA possono chiedere la compostiera gratis al proprio comune: qui si trovano tutte le informazioni utili.
[foto Flickr]
In molte zone d'Italia è possibile avere una compostiera gratis per fare il compostaggio domestico.
I casi di Ferrara, della provincia di Arezzo e della provincia di Cuneo.
Sono sempre di più gli enti locali (comuni, province, ecc.) che offrono ai cittadini la possibilità di avere gratis una compostiera (o composter) per il compostaggio domestico della cosiddetta frazione umida o organica.
La compostiera permette di trasformare i rifiuti organici in un ottime concime da usare nei vasi del balcone o del terrazzo, nel giardino, nel frutteto o nell'orto.
Segnaliamo alcuni esempi.
Compostiera gratis e sconto sulla TIA (la Tariffa di Igiene Ambientale, che sta sostituendo la tassa sui rifiuti solidi urbani) per i cittadini in provincia di Ferrara: qui tutte le informazioni utili.
La provincia di Ferrara offre anche una guida gratuita al compostaggio.
Puoi trovare altre guide gratuite al compostaggio qui.
In provincia di Arezzo, possono avere una compostiera gratis i cittadini dei comuni di: Bucine, Capolona, Castelfranco di Sopra, Castiglion Fibocchi, Cavriglia, Laterina, Loro Ciuffenna, Montevarchi, Pergine Valdarno, Pian di Scò, Pieve Santo Stefano, San Giovanni Valdarno, Subbiano, Terranuova Bracciolini
In provincia di Cuneo gli abitanti dei 54 comuni consorziati nella SEA possono chiedere la compostiera gratis al proprio comune: qui si trovano tutte le informazioni utili.
[foto Flickr]
Conosci qualche altro comune o ente locale che mette a disposizione dei cittadini una compostiera gratis?
Segnalalo nei commenti del blog.
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lunedì 15 novembre 2010
Risparmio auto: via portasci e portapacchi
Guidare con portasci, barre portapacchi e portabagagli aumenta i consumi di carburante fino al 39%.
Il consiglio è di smontare sempre portasci e barre quando non ci servono.
All'acquisto, preferite accessori con meccanismi di aggancio-sgancio rapido e sicuro.
Un consiglio per la vostra auto: segnate la distanza del portapacchi.
In inverno si va a sciare e, quindi, si montano i portasci sulle auto (a meno di avere una station wagon). Una comodità, senza dubbio. Il problema è che portasci, barre portapacchi e portabiciclette fanno consumare parecchio carburante perché peggiorano l'aerodinamicità dell'auto. Consumi ancora maggiori se si lascia montato il portabagagli.
Molte volte evitiamo di farlo perché si tratta di un lavoro noioso. Per questo conviene risolvere il problema all'origine. Quando comprate un portasci o un portapacchi, chiedete sempre di vedere come si attacca. Meglio spendere un po' di più per avere un portasci o un portapacchi che potete agganciare e sganciare con facilità.
Il mio portapacchi ha richiesto qualche minuto in più la prima volta per misurare con cura le distanze di installazione sull'auto. Da allora, le barre si montano e smontano in non più di 3-minuti-3.
Già che ci siamo, un consiglio che viene dal mio tipo di portapacchi. Nella confezione c'erano anche quattro piccoli adesivi da montare nella parte interna delle portiere dell'auto per avere sempre la distanza precisa per rimontare le barre. In alternativa, potete servirvi di un pennarello indelebile e fare quattro piccoli segni. Un modo per semplificarvi la vita.
[foto dacia.it]
Il consiglio è di smontare sempre portasci e barre quando non ci servono.
All'acquisto, preferite accessori con meccanismi di aggancio-sgancio rapido e sicuro.
Un consiglio per la vostra auto: segnate la distanza del portapacchi.
In inverno si va a sciare e, quindi, si montano i portasci sulle auto (a meno di avere una station wagon). Una comodità, senza dubbio. Il problema è che portasci, barre portapacchi e portabiciclette fanno consumare parecchio carburante perché peggiorano l'aerodinamicità dell'auto. Consumi ancora maggiori se si lascia montato il portabagagli.
I portabagagli e i portasci aumentano il consumo di carburante fino al 39%. Un portasci consuma circa il 7,5% di carburante in più, un portabagagli circa il 16% in più. (fonte ecodrive.ch)Il consiglio allora è uno solo: togliere sempre portasci e portapacchi quando non ci servono.
Molte volte evitiamo di farlo perché si tratta di un lavoro noioso. Per questo conviene risolvere il problema all'origine. Quando comprate un portasci o un portapacchi, chiedete sempre di vedere come si attacca. Meglio spendere un po' di più per avere un portasci o un portapacchi che potete agganciare e sganciare con facilità.
Il mio portapacchi ha richiesto qualche minuto in più la prima volta per misurare con cura le distanze di installazione sull'auto. Da allora, le barre si montano e smontano in non più di 3-minuti-3.
Già che ci siamo, un consiglio che viene dal mio tipo di portapacchi. Nella confezione c'erano anche quattro piccoli adesivi da montare nella parte interna delle portiere dell'auto per avere sempre la distanza precisa per rimontare le barre. In alternativa, potete servirvi di un pennarello indelebile e fare quattro piccoli segni. Un modo per semplificarvi la vita.
[foto dacia.it]
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sabato 13 novembre 2010
Il bicarbonato per pulire gli elettrodomestici
Il bicarbonato di sodio è un prodotto naturale che costa poco ed è adatto a tanti usi in casa.
Il bicarbonato è utile in cucina per la pulizia ecologica di lavastoviglie, frigorifero, forno e microonde.
Serve anche per togliere i cattivi odori dagli elettrodomestici.
Il bicarbonato di sodio è un prodotto naturale e a basso costo, utilissimo per tanti usi. E' un prodotto ecologico e innocuo per la salute, visto che è usato anche in cucina, ad esempio come lievitante. Oggi vediamo come usare il bicarbonato per pulire gli elettrodomestici.
Lavastoviglie
Per eliminare cattivi odori e tenere pulita la lavastoviglie, meglio usare il bicarbonato di sodio invece di fantomatici "curalavastoviglie", "deodoranti per lavastoviglie" o altri costosi prodotti.
Per piatti sporchi, che magari sono restati per mezza giornata o più nella lavastoviglie, spargete il bicarbonato direttamente sulle stoviglie e poi avviate il programma di risciacquo con sola acqua, prima del normale ciclo di lavaggio (cercate sempre di evitare i programmi con acqua troppo calda per risparmiare elettricità).
Una volta al mese usare una dose più abbondante (3-4 cucchiai), sempre con il programma di risciacquo, per tenere pulita la lavastoviglie.
Frigorifero
Evitate detersivi per pulire l'interno del frigorifero. Meglio una sostanza innocua come il bicarbonato. Fate una soluzione con 1-2 cucchiai di bicarbonato sciolti in mezzo litro di acqua tiepida per pulire l'interno del frigorifero. E' un metodo adatto anche per togliere dai frigoriferi nuovi il caratteristico odore di "nuovo". Una ciotolina piena di bicarbonato è un ottimo "deodorante naturale" per assorbire i vari odori del frigorifero.
Forno e microonde
Per pulire il forno (elettrico o a gas) e anche quello a microonde, è sempre meglio evitare costosi prodotti chimici, che possono lasciare residui tossici e anche cattivi odori quando riutilizzate il forno.
L'ideale è pulire il forno dopo l'uso, ancora caldo ma non bollente, con una soluzione fatta con 1-2 cucchiai di bicarbonato sciolti in acqua calda. Usare una spugnetta che non graffi e un po' di "olio di gomito", poi risciacquare.
Acqua calda e bicarbonato si possono usare anche per lavare griglie, placche e altri parti del forno.
[foto Flickr]
Il bicarbonato è utile in cucina per la pulizia ecologica di lavastoviglie, frigorifero, forno e microonde.
Serve anche per togliere i cattivi odori dagli elettrodomestici.
Il bicarbonato di sodio è un prodotto naturale e a basso costo, utilissimo per tanti usi. E' un prodotto ecologico e innocuo per la salute, visto che è usato anche in cucina, ad esempio come lievitante. Oggi vediamo come usare il bicarbonato per pulire gli elettrodomestici.
Lavastoviglie
Per eliminare cattivi odori e tenere pulita la lavastoviglie, meglio usare il bicarbonato di sodio invece di fantomatici "curalavastoviglie", "deodoranti per lavastoviglie" o altri costosi prodotti.
Per piatti sporchi, che magari sono restati per mezza giornata o più nella lavastoviglie, spargete il bicarbonato direttamente sulle stoviglie e poi avviate il programma di risciacquo con sola acqua, prima del normale ciclo di lavaggio (cercate sempre di evitare i programmi con acqua troppo calda per risparmiare elettricità).
Una volta al mese usare una dose più abbondante (3-4 cucchiai), sempre con il programma di risciacquo, per tenere pulita la lavastoviglie.
Frigorifero
Evitate detersivi per pulire l'interno del frigorifero. Meglio una sostanza innocua come il bicarbonato. Fate una soluzione con 1-2 cucchiai di bicarbonato sciolti in mezzo litro di acqua tiepida per pulire l'interno del frigorifero. E' un metodo adatto anche per togliere dai frigoriferi nuovi il caratteristico odore di "nuovo". Una ciotolina piena di bicarbonato è un ottimo "deodorante naturale" per assorbire i vari odori del frigorifero.
Forno e microonde
Per pulire il forno (elettrico o a gas) e anche quello a microonde, è sempre meglio evitare costosi prodotti chimici, che possono lasciare residui tossici e anche cattivi odori quando riutilizzate il forno.
L'ideale è pulire il forno dopo l'uso, ancora caldo ma non bollente, con una soluzione fatta con 1-2 cucchiai di bicarbonato sciolti in acqua calda. Usare una spugnetta che non graffi e un po' di "olio di gomito", poi risciacquare.
Acqua calda e bicarbonato si possono usare anche per lavare griglie, placche e altri parti del forno.
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venerdì 12 novembre 2010
Baratto: un sito web utile, Zero Relativo
Il baratto è un modo intelligente per riutilizzare gli oggetti, riducendo gli sprechi, diminuendo i rifiuti e risparmiando.
Il sito Zero Relativo ci permette di entrare in una community nazionale del baratto.
Tutte le istruzioni utili per barattare e risparmiare.
Il baratto è una forma intelligente per risparmiare ma anche per riutilizzare oggetti e quindi per ridurre i rifiuti e lo spreco.
Le nostre case e ancora più cantine, soffitte e soppalchi, sono piene di oggetti e cose che non utilizziamo più o che forse non abbiamo mai usato.
Spesso questi oggetti finiscono nei rifiuti, soprattutto quando abbiamo la necessità di fare un po' di spazio nelle nostre case sempre più piccole.
Un'alternativa può essere quella del baratto: offrire un oggetto a una persona in cambio di un'altra cosa di cui abbiamo bisogno o che ci piace.
Potete fare il baratto in modo autarchico, scrivendo ai vostri amici un email o mettendo magari un'annuncio sulla vostra pagina Facebook.
Un'alternativa più articolata è quella del sito Zero Relativo. Nata dall'idea di un gruppo di amici di Pesaro, Zero Relativo è una comunità on line che baratta gli oggetti, attiva in tutta Italia.
Per barattare occorre iscriversi gratuitamente e diventare un "barter", cioè un "barattatore".
Poi bisogna preparare gli annunci degli oggetti che vogliamo cedere e fare la lista delle cose che desideriamo.
Per esempio, posso offrire un asciugacapelli, un paio di sci e un libro e cercare in cambio uno zaino da montagna, un ventilatore o un passeggino per bambine e bambini.
Gli oggetti si possono scambiare in vari modi: a mano, con un incontro diretto; con un pacco postale; con un corriere convenzionato; infine, con un volontario, cioè un iscritto al sito che si offre per portare, per esempio, da Bari a Pescara l'oggetto di un'altra persona da scambiare.
E' ovviamente possibile lasciare il proprio feedback o segnalare un annuncio scorretto.
Qui trovate le linee guida di Zero Relativo.
Qui trovate invece la spiegazione completa di come funziona il baratto di Zero Relativo.
E voi, avete altre esperienze di baratto? Parlatene nei commenti.
Il sito Zero Relativo ci permette di entrare in una community nazionale del baratto.
Tutte le istruzioni utili per barattare e risparmiare.
Il baratto è una forma intelligente per risparmiare ma anche per riutilizzare oggetti e quindi per ridurre i rifiuti e lo spreco.
Le nostre case e ancora più cantine, soffitte e soppalchi, sono piene di oggetti e cose che non utilizziamo più o che forse non abbiamo mai usato.
Spesso questi oggetti finiscono nei rifiuti, soprattutto quando abbiamo la necessità di fare un po' di spazio nelle nostre case sempre più piccole.
Un'alternativa può essere quella del baratto: offrire un oggetto a una persona in cambio di un'altra cosa di cui abbiamo bisogno o che ci piace.
Potete fare il baratto in modo autarchico, scrivendo ai vostri amici un email o mettendo magari un'annuncio sulla vostra pagina Facebook.
Un'alternativa più articolata è quella del sito Zero Relativo. Nata dall'idea di un gruppo di amici di Pesaro, Zero Relativo è una comunità on line che baratta gli oggetti, attiva in tutta Italia.
Per barattare occorre iscriversi gratuitamente e diventare un "barter", cioè un "barattatore".
Poi bisogna preparare gli annunci degli oggetti che vogliamo cedere e fare la lista delle cose che desideriamo.
Per esempio, posso offrire un asciugacapelli, un paio di sci e un libro e cercare in cambio uno zaino da montagna, un ventilatore o un passeggino per bambine e bambini.
Gli oggetti si possono scambiare in vari modi: a mano, con un incontro diretto; con un pacco postale; con un corriere convenzionato; infine, con un volontario, cioè un iscritto al sito che si offre per portare, per esempio, da Bari a Pescara l'oggetto di un'altra persona da scambiare.
E' ovviamente possibile lasciare il proprio feedback o segnalare un annuncio scorretto.
Qui trovate le linee guida di Zero Relativo.
Qui trovate invece la spiegazione completa di come funziona il baratto di Zero Relativo.
E voi, avete altre esperienze di baratto? Parlatene nei commenti.
giovedì 11 novembre 2010
Olio di mandorle per il bebè: un prodotto naturale per il cambio del pannolino
L'olio di mandorle dolci è utile per la cura del bebè al cambio del pannolino.
E' un'alternativa naturale, ecologica e non troppo costosa alle pomate e creme di origine chimica.
Si trova anche da coltivazioni biologiche a un prezzo ragionevole.
E' utile anche per la cosmesi degli adulti.
Per la cura del bebè si consumano tantissimi prodotti, spesso inutili, dannosi, pericolosi, costosi ed inquinanti. La pubblicità punta a creare ansia in mamme e papà: senza quel prodotto, proprio non si può andare avanti. E' il caso delle famigerate creme e pomate da usare al cambio del pannolino. Zeppe di prodotti chimici, questi prodotti sono spesso peggiori del problema che dovrebbero prevenire.
Ci sono però tante alternative ecologiche che ci permettono anche di risparmiare, con un po' di attenzione. L'alternativa che vi propongo è l'olio di mandorle, che trovate facilmente in erboristeria, in farmacia, nei negozi di prodotti naturali ma anche in alcuni grandi magazzini, a un costo accettabile (ne servono ogni volta poche gocce).
L'olio di mandorle è un prodotto naturale (lo trovate anche da coltivazioni biologiche), molto utilizzato come ingrediente anche dall'industria cosmetica tradizionale per le sue proprietà.
Se lo usate al cambio del pannolino, avrete ottimi risultati (in altre parole, il sederino del bebè non si arrosserà).
L'olio di mandorle è un'alternativa ecologica anche per altri usi cosmetici: ne riparleremo.
E' un'alternativa naturale, ecologica e non troppo costosa alle pomate e creme di origine chimica.
Si trova anche da coltivazioni biologiche a un prezzo ragionevole.
E' utile anche per la cosmesi degli adulti.
Per la cura del bebè si consumano tantissimi prodotti, spesso inutili, dannosi, pericolosi, costosi ed inquinanti. La pubblicità punta a creare ansia in mamme e papà: senza quel prodotto, proprio non si può andare avanti. E' il caso delle famigerate creme e pomate da usare al cambio del pannolino. Zeppe di prodotti chimici, questi prodotti sono spesso peggiori del problema che dovrebbero prevenire.
Ci sono però tante alternative ecologiche che ci permettono anche di risparmiare, con un po' di attenzione. L'alternativa che vi propongo è l'olio di mandorle, che trovate facilmente in erboristeria, in farmacia, nei negozi di prodotti naturali ma anche in alcuni grandi magazzini, a un costo accettabile (ne servono ogni volta poche gocce).
L'olio di mandorle è un prodotto naturale (lo trovate anche da coltivazioni biologiche), molto utilizzato come ingrediente anche dall'industria cosmetica tradizionale per le sue proprietà.
Se lo usate al cambio del pannolino, avrete ottimi risultati (in altre parole, il sederino del bebè non si arrosserà).
L'olio di mandorle è un'alternativa ecologica anche per altri usi cosmetici: ne riparleremo.
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mercoledì 10 novembre 2010
Veri e falsi prodotti ecologici
In Italia e in Europa non esiste una normativa generale sui prodotti ecologici.
L'unico settore ben regolamentato è quello dei prodotti alimentari biologici.
L'uso dell'ecologia per ripulire l'immagine di prodotti e aziende si chiama "green washing". Istruzioni per l'uso per riconoscere veri e falsi prodotti ecologici, sempre con un occhio al risparmio.
Nel nostro paese, e anche in Europa, purtroppo, non esiste una normativa chiara e univoca sulla definizione di prodotti "ecologici, bio, ecocompatibili ecc. ecc.".
L'unico settore ben regolamentato è quello dei prodotti alimentari biologici: nessuno può usare il nome "biologico" o il prefisso "bio" per un prodotto alimentare senza rispettare le normative europee del settore (reg. CE n.834/2007).
In tutti gli altri settori, dalle vernici alle auto, dai detersivi alle penne, c'è la giungla.
Esistono una serie di certificazioni private, alcune molto serie e rigorose, come ad esempio sui cosmetici.
Esiste poi l'unica certificazione ecologica credibile, a mio parere, quella europea dell'Ecolabel, che risponde a criteri rigorosi, chiari, di pubblico dominio.
Per il resto, ognuno fa come vuole: ecodetersivi, ecostracci da spolvero, biodentifrici, ecoguide, aspirapolveri ecologiche, biosistemi, auto verdi e via discorrendo.L'ecologia e l'ambiente sono un business e quindi via alle "fragranze naturali", al "ridotto impatto" sull'ambiente e così via.
Tra i marchi, pullulano improbabili foglie, spighette, farfalle, coccinelle, fiorellini e lampadine verdi.
In inglese questa ecofurbizia la chiamano "green washing": in pratica, ripulire con il verde l'immagine ecologica di un'azienda, un'organizzazione, un'istituzione. Il green washing è regolamentato, almeno in parte, in alcuni paesi, come Canada, Stati Uniti e Norvegia. In questo paese, per esempio, le automobili non possono essere presentate come "amiche dell'ambiente", sulla base della considerazione che le auto per definizione non possono apportare benefici all'ambiente.
Non sarebbe il caso di fare un po' di chiarezza, una volta per tutte?
Non sarebbe il caso di evitare vere e proprie truffe ai danni dei consumatori?
Vi cito un caso paradossale. Un anno fa avevo comprato un detersivo per piatti con tanto di marchio Ecolabel e a buon prezzo in un discount dove vado molto raramente . Ci ricapito qualche settimana fa e vado a vedere se c'è ancora il detersivo per piatti Ecolabel e magari se è arrivato qualche altro prodotto Ecolabel. Sorpresa! Il detersivo Ecolabel non c'è più. In compenso, tutti i detersivi a marchio del discount sono diventati Eco-qualcosa. Ovviamente, analizzando l'etichetta, non c'è alcun motivo di credere che lo stesso detersivo abbia qualcosa di ecologico, oltre al nome. Non la definireste una truffa?
Istruzioni per l'uso
Come difendersi dai "finti" prodotti ecologici
L'unico settore ben regolamentato è quello dei prodotti alimentari biologici.
L'uso dell'ecologia per ripulire l'immagine di prodotti e aziende si chiama "green washing". Istruzioni per l'uso per riconoscere veri e falsi prodotti ecologici, sempre con un occhio al risparmio.
Nel nostro paese, e anche in Europa, purtroppo, non esiste una normativa chiara e univoca sulla definizione di prodotti "ecologici, bio, ecocompatibili ecc. ecc.".
L'unico settore ben regolamentato è quello dei prodotti alimentari biologici: nessuno può usare il nome "biologico" o il prefisso "bio" per un prodotto alimentare senza rispettare le normative europee del settore (reg. CE n.834/2007).
In tutti gli altri settori, dalle vernici alle auto, dai detersivi alle penne, c'è la giungla.
Esistono una serie di certificazioni private, alcune molto serie e rigorose, come ad esempio sui cosmetici.
Esiste poi l'unica certificazione ecologica credibile, a mio parere, quella europea dell'Ecolabel, che risponde a criteri rigorosi, chiari, di pubblico dominio.
Per il resto, ognuno fa come vuole: ecodetersivi, ecostracci da spolvero, biodentifrici, ecoguide, aspirapolveri ecologiche, biosistemi, auto verdi e via discorrendo.L'ecologia e l'ambiente sono un business e quindi via alle "fragranze naturali", al "ridotto impatto" sull'ambiente e così via.
Tra i marchi, pullulano improbabili foglie, spighette, farfalle, coccinelle, fiorellini e lampadine verdi.
In inglese questa ecofurbizia la chiamano "green washing": in pratica, ripulire con il verde l'immagine ecologica di un'azienda, un'organizzazione, un'istituzione. Il green washing è regolamentato, almeno in parte, in alcuni paesi, come Canada, Stati Uniti e Norvegia. In questo paese, per esempio, le automobili non possono essere presentate come "amiche dell'ambiente", sulla base della considerazione che le auto per definizione non possono apportare benefici all'ambiente.
Non sarebbe il caso di fare un po' di chiarezza, una volta per tutte?
Non sarebbe il caso di evitare vere e proprie truffe ai danni dei consumatori?
Vi cito un caso paradossale. Un anno fa avevo comprato un detersivo per piatti con tanto di marchio Ecolabel e a buon prezzo in un discount dove vado molto raramente . Ci ricapito qualche settimana fa e vado a vedere se c'è ancora il detersivo per piatti Ecolabel e magari se è arrivato qualche altro prodotto Ecolabel. Sorpresa! Il detersivo Ecolabel non c'è più. In compenso, tutti i detersivi a marchio del discount sono diventati Eco-qualcosa. Ovviamente, analizzando l'etichetta, non c'è alcun motivo di credere che lo stesso detersivo abbia qualcosa di ecologico, oltre al nome. Non la definireste una truffa?
Istruzioni per l'uso
Come difendersi dai "finti" prodotti ecologici
- Cerca nell'etichetta il marchio Ecolabel: se c'è, sai precisamente cosa stai comprando.
- Per i prodotti derivati dal legno e dalla carta, esistono due marchi mondiali seri di certificazione forestale, Fsc e Pefc. Anche in questo caso, occorre sapere di preciso cosa significano. Principalmente fanno riferimento allo sfruttamento controllato delle foreste (su questo tema torneremo in futuro).
- Se trovi altri marchi o diciture ecologiche, più o meno vere, prima diffida: controlla, verifica, informati, poi acquista solo quando sei consapevole.
- Molti prodotti perfettamente ecologici, come il bicarbonato di sodio o la soda, spesso non riportano sulla confezione nessun riferimento alle loro "virtù ecologiche": tienilo presente!
- Personalmente, non mi fido neanche delle formule "approvato dall'associazione ambientalista Alfa o dalla associazione di consumatori Beta". Verificate sempre anche queste situazioni. In alcuni casi, per esempio, il prodotto è perfettamente NON ecologico ma magari l'azienda produttrice dona un millesimo di euro per la protezione della capra del Borneo: un perfetto caso di "green washing". Francamente, mi sembra una presa in giro.
- Cerca sempre di tenerti informato, ad esempio leggendo il blog Ecologia e/è Risparmio!
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martedì 9 novembre 2010
"Vita in Campagna", una rivista utile per l'ecorisparmiatore
"Vita in Campagna" è una rivista di agricoltura pratica. Da quasi 30 anni è la rivista di riferimento del settore. E' utilissima per chi vuole mettere insieme ecologia, rispetto dell'ambiente, risparmio, sana alimentazione. La rivista è diffusa solo in abbonamento postale e ha anche un sito web molto ricco.
"Vita in Campagna" è il mensile di agricoltura pratica ed educazione ambientale del gruppo Informatore Agrario, fondato da Alberto Rizzotti, fondatore del gruppo editoriale.
"Vita in Campagna" è un vero proprio caso editoriale: a quasi 30 anni dalla sua nascita, continua ad aumentare il suo successo. Diffuso solo per abbonamento postale, ha raggiunto numeri davvero importanti, con quasi centomila copie diffuse per ogni uscita (i numeri sono veri, perché hanno la certificazione ADS).
Diretto da Giorgio Vincenzi, che ha seguito fin dall'inizio l'avventura della rivista, "Vita in Campagna" si occupa di un'agricoltura apparentemente di nicchia, che è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. Dall'agricoltura biologica all'agriturismo, dai frutti dimenticati agli allevamenti minori, dalle tecniche di coltivazione alternativa all'agricoltura decisamente hobbistica. Tanti consigli anche per una cucina genuina, per le conserve casalinghe, per un'alimentazione sana e naturale.
Uno stuolo di fedelissimi abbonati segue gli articoli, manda i suoi quesiti alla redazione, invia le foto delle proprio colture, conserva gelosamente le copie della rivista.
Insieme alla rivista ogni mese si riceve un supplemento: il fascicolo bimestrale sui lavori di campagna e altri cinque fascicoli monografici. Da notare anche le pagine dedicate ai ragazzi.
Da alcuni anni a “Vita in Campagna” si è affiancato anche “Vivere la casa in campagna”, dedicato alle problematiche di chi ha una casa in campagna, sia come abitazione principale sia come casa di vacanza.
"Vita in Campagna" ha anche un sito internet molto ricco, dove potete trovare tante notizie e informazioni, oltre a molto materiale gratuito, come video e articoli, e capire se la rivista fa al caso nostro.
Da oltre dieci anni ho il piacere e la fortuna di collaborare con "Vita in Campagna", per cui ho scritto e scrivo di agriturismo, di finanziamenti all'agricoltura (curo una rubrica mensile sui finanziamenti regionali), di prodotti tipici, di biologico.
"Vita in Campagna" è il mensile di agricoltura pratica ed educazione ambientale del gruppo Informatore Agrario, fondato da Alberto Rizzotti, fondatore del gruppo editoriale.
"Vita in Campagna" è un vero proprio caso editoriale: a quasi 30 anni dalla sua nascita, continua ad aumentare il suo successo. Diffuso solo per abbonamento postale, ha raggiunto numeri davvero importanti, con quasi centomila copie diffuse per ogni uscita (i numeri sono veri, perché hanno la certificazione ADS).
Diretto da Giorgio Vincenzi, che ha seguito fin dall'inizio l'avventura della rivista, "Vita in Campagna" si occupa di un'agricoltura apparentemente di nicchia, che è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. Dall'agricoltura biologica all'agriturismo, dai frutti dimenticati agli allevamenti minori, dalle tecniche di coltivazione alternativa all'agricoltura decisamente hobbistica. Tanti consigli anche per una cucina genuina, per le conserve casalinghe, per un'alimentazione sana e naturale.
Uno stuolo di fedelissimi abbonati segue gli articoli, manda i suoi quesiti alla redazione, invia le foto delle proprio colture, conserva gelosamente le copie della rivista.
Insieme alla rivista ogni mese si riceve un supplemento: il fascicolo bimestrale sui lavori di campagna e altri cinque fascicoli monografici. Da notare anche le pagine dedicate ai ragazzi.
Da alcuni anni a “Vita in Campagna” si è affiancato anche “Vivere la casa in campagna”, dedicato alle problematiche di chi ha una casa in campagna, sia come abitazione principale sia come casa di vacanza.
"Vita in Campagna" ha anche un sito internet molto ricco, dove potete trovare tante notizie e informazioni, oltre a molto materiale gratuito, come video e articoli, e capire se la rivista fa al caso nostro.
Da oltre dieci anni ho il piacere e la fortuna di collaborare con "Vita in Campagna", per cui ho scritto e scrivo di agriturismo, di finanziamenti all'agricoltura (curo una rubrica mensile sui finanziamenti regionali), di prodotti tipici, di biologico.
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lunedì 8 novembre 2010
Detersivi Ecolabel al discount
I detersivi ecologici costano in alcuni casi molto cari. Inoltre, restano sempre valide le considerazioni sui veri e falsi prodotti ecologici.
Un marchio di cui possiamo fidarci è, come abbiamo ripetuto più volte, l'Ecolabel, il marchio ecologico dell'Unione Europea.
Detersivi Ecolabel li trovate anche nei discount a prezzi abbordabili: più o meno il costo di un analogo prodotto più inquinante e sicuramente meno dei cosiddetti "prodotti di marca", reclamizzati dalla televisione.
E' il caso di Lidl con la sua linea W5Eco.
I prodotti disponibili sono:
Un esempio: un litro di detergente per il WC costa 1,29 euro.
Le confezioni sono riciclabili al 100% (in piena emergenza "mondezza" la cosa è importantissima).
Un marchio di cui possiamo fidarci è, come abbiamo ripetuto più volte, l'Ecolabel, il marchio ecologico dell'Unione Europea.
Detersivi Ecolabel li trovate anche nei discount a prezzi abbordabili: più o meno il costo di un analogo prodotto più inquinante e sicuramente meno dei cosiddetti "prodotti di marca", reclamizzati dalla televisione.
E' il caso di Lidl con la sua linea W5Eco.
I prodotti disponibili sono:
- le tavolette per la lavastoviglie (molto comode, almeno per la mia esperienza)
- il detergente per i vetri
- il detersivo liquido per pavimenti e superfici lavabili
- il sapone liquido per i piatti
- il detergente per il WC.
Un esempio: un litro di detergente per il WC costa 1,29 euro.
Le confezioni sono riciclabili al 100% (in piena emergenza "mondezza" la cosa è importantissima).
domenica 7 novembre 2010
Distributori di metano o GPL: istruzioni per l'uso
Abbiamo già parlato nel blog dei vantaggi di avere un'auto con l'alimentazione a GPL o metano.
Uno dei problemi principali (anzi, direi il primo problema) che scoraggia all'acquisto di un'auto alimentata a GPL o a metano è la scarsità dei distributori.
Bene, vediamo come aggirare l'ostacolo: avere un'auto a GPL o a metano, risparmiare, inquinare di meno, senza impazzire per fare il pieno.
Procuratevi una mappa dei distributori GPL o metano in Italia e memorizzate quelli a voi più vicini e, soprattutto, quelli che incontrate nei percorsi che fate più spesso. In questo modo, potete evitare lunghe deviazioni (cioè km percorsi, inquinamento, soldi sprecati) per fare il pieno di gas. Ovviamente se avete il navigatore potete memorizzare tutti i distributori che volete.
Attenzione, anche per GPL e metano potete trovare grandi differenze di prezzo tra un distributore e l'altro. Se ci riuscite, fate il confronto: spesso lo stesso distributore si mantiene più economico nel tempo.
Due consigli:
Ai "metanisti" suggerisco anche Metanoauto.com, la comunità italiana del metano per auto.
Uno dei problemi principali (anzi, direi il primo problema) che scoraggia all'acquisto di un'auto alimentata a GPL o a metano è la scarsità dei distributori.
Bene, vediamo come aggirare l'ostacolo: avere un'auto a GPL o a metano, risparmiare, inquinare di meno, senza impazzire per fare il pieno.
Procuratevi una mappa dei distributori GPL o metano in Italia e memorizzate quelli a voi più vicini e, soprattutto, quelli che incontrate nei percorsi che fate più spesso. In questo modo, potete evitare lunghe deviazioni (cioè km percorsi, inquinamento, soldi sprecati) per fare il pieno di gas. Ovviamente se avete il navigatore potete memorizzare tutti i distributori che volete.
- Qui trovate una mappa Google dei distributori GPL e qui invece la mappa dei distributori di metano.
- Una mappa dei distributori GPL/metano con un buon motore di ricerca la trovate qui.
Due consigli:
- ricordate che non sempre fare benzina (un po' ci vuole!) nello stesso distributore del GPL/metano è una buona idea. Ho notato che alcuni distributori molto convenienti per il GPL sono invece costosi per la benzina e viceversa.
Ai "metanisti" suggerisco anche Metanoauto.com, la comunità italiana del metano per auto.
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sabato 6 novembre 2010
Stacca la spina e risparmia energia
Abbiamo già parlato nel blog della possibilità di risparmiare energia elettrica e di ridurre in modo sensibile l'inquinamento, con il semplice gesto di staccare la spina degli apparati elettronici vari che restano spenti ma in stand by. Dal televisore al PC, dalla consolle dei giochi alla macchinetta del caffè, la malefica "lucina rossa" dello stand by manda in fumo i nostri soldi e produce dannosa anidride carbonica.
Per calcolare nei fatti quanto potreste risparmiare in un anno con questa semplice accortezza, vi segnalo questo servizio di Altroconsumo. Potete inserire in una semplice mascherina gli apparecchi che restano in stand by a casa vostra e sapere direttamente quanto consumano e quanto costano in un anno, oltre ai kg totali di anidride carbonica che scaricate nell'atmosfera.
Ho scoperto così che, staccando dalle prese un lettore DVD, una stampante e un notebook, posso risparmiare in un anno circa 25 euro, riducendo i consumi di 72 kg di anidride carbonica. Utilissimo, non trovate?
Se non credete ai potenti effetti degli apparecchi in stand by, fate una prova. Staccate tutte ma proprio tutte le spine, compreso il frigorifero.Poi lasciate in stand by il vostro lettore DVD o la vostra consolle giochi e controllate il contatore: vedrete che continuerà a girare!
Una soluzione semplice è quella di usare delle multiprese elettriche (o ciabatte) dotate di interruttore: se ne usate una, come faccio io, per collegare contemporaneamente PC, stampante e router wireless, con un semplice click avrete risolto il problema, senza dover staccare tutte le spine una per una.
[foto Brennenstuhl.com]
Per calcolare nei fatti quanto potreste risparmiare in un anno con questa semplice accortezza, vi segnalo questo servizio di Altroconsumo. Potete inserire in una semplice mascherina gli apparecchi che restano in stand by a casa vostra e sapere direttamente quanto consumano e quanto costano in un anno, oltre ai kg totali di anidride carbonica che scaricate nell'atmosfera.
Ho scoperto così che, staccando dalle prese un lettore DVD, una stampante e un notebook, posso risparmiare in un anno circa 25 euro, riducendo i consumi di 72 kg di anidride carbonica. Utilissimo, non trovate?
Se non credete ai potenti effetti degli apparecchi in stand by, fate una prova. Staccate tutte ma proprio tutte le spine, compreso il frigorifero.Poi lasciate in stand by il vostro lettore DVD o la vostra consolle giochi e controllate il contatore: vedrete che continuerà a girare!
Una soluzione semplice è quella di usare delle multiprese elettriche (o ciabatte) dotate di interruttore: se ne usate una, come faccio io, per collegare contemporaneamente PC, stampante e router wireless, con un semplice click avrete risolto il problema, senza dover staccare tutte le spine una per una.
[foto Brennenstuhl.com]
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venerdì 5 novembre 2010
Print Friendly: ecologia e risparmio al computer
Oggi vi segnalo un sito web utilissimo per risparmiare carta e toner/inchiostro della vostra stampante.
Print Friendly & PDF vi permette di stampare o salvare come file PDF qualunque pagina web, evitando gli effetti disastrosi che spesso ottenete usando la funzione "Anteprima di stampa" del vostro browser (nel mio caso, Firefox di Mozilla). Non è raro, infatti, che l'anteprima di una pagina web produca dieci e più pagine da stampare, quando magari il testo principale non occuperebbe più di una o due pagine. L'effetto lo potete vedere qui.
Con Print Friendly il problema è risolto: inserite l'indirizzo della pagina web che vi interessa nella homepage di Print Friendly e otterrete una pagina adatta ad essere stampata, senza vuoti o effetti strani. Inoltre, potete aggiustare la pagina da stampare alle vostre esigenze, ad esempio eliminando le foto o tagliando delle parti che non vi servono.
Una volta che avete fatto le modifiche che preferite, potete scegliere tra quattro opzioni:
Print Friendly & PDF vi permette di stampare o salvare come file PDF qualunque pagina web, evitando gli effetti disastrosi che spesso ottenete usando la funzione "Anteprima di stampa" del vostro browser (nel mio caso, Firefox di Mozilla). Non è raro, infatti, che l'anteprima di una pagina web produca dieci e più pagine da stampare, quando magari il testo principale non occuperebbe più di una o due pagine. L'effetto lo potete vedere qui.
Con Print Friendly il problema è risolto: inserite l'indirizzo della pagina web che vi interessa nella homepage di Print Friendly e otterrete una pagina adatta ad essere stampata, senza vuoti o effetti strani. Inoltre, potete aggiustare la pagina da stampare alle vostre esigenze, ad esempio eliminando le foto o tagliando delle parti che non vi servono.
Una volta che avete fatto le modifiche che preferite, potete scegliere tra quattro opzioni:
- stampare la pagina
- creare un file PDF (ottima soluzione per conservare la pagina nel vostro computer senza sprecare carta inutile)
- inviare la pagina per email
- segnalarla su Twitter.
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giovedì 4 novembre 2010
Riscaldamento: italiani spreconi, troppe ore di accensione
E' ora di accendere i riscaldamenti: una bella comodità, senza dubbio, ma anche una bella spesa per le nostre tasche.Un'indagine di Altroconsumo ha rivelato che gli italiani rispettano poco le regole imposte sui periodi e gli orari di accensione dei riscaldamenti, come pure la necessità di abbassare il riscaldamento di notte. L'indagine ha coinvolto 4.400 famiglie italiane.
I più indisciplinati sono gli abitanti della zona climatica B (in cui paradossalmente ci sono città decisamente calde, come Palermo e Reggio Calabria). Il periodo consentito per accendere il riscaldamento va dal 1 dicembre al 31 marzo. Ebbene, addirittura il 42% va ben oltre questi limiti.
Gli abitanti della zona E (con città come Milano, Torino e Bologna) sono invece i più distratti per il numero di ore e per l'accensione notturna. Potrebbero tenere acceso l'impianto di riscaldamento per ben 14 ore al giorno, ma questo periodo non basta al 14% degli intervistati. Va peggio per il divieto notturno, che è rispettato solo da 38 famiglie su 100.
Inutile aggiungere che grandi sprechi sul riscaldamento si fanno anche in tanti uffici ed edifici pubblici, dove spesso troviamo finestre aperte per tutto l'inverno.
Sprecare sul riscaldamento non vuol dire solo buttare soldi ma anche inquinare, soprattutto per la produzione di CO2 e per il conseguente effetto serra.
Per sapere in quale zona rientra il comune in cui abitate e quali sono le norme sull'accensione del riscaldamento, potete consultare questa pagina web.
Prossimamente su Ecologia e/é Risparmio i consigli per risparmiare sul riscaldamento della vostra casa.[foto Flickr]
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martedì 2 novembre 2010
Cucinare con gli avanzi: verdure e frutta
I numeri dello spreco quotidiano di cibo sono impressionanti. Buttiamo pane, carne, uova, verdure, frutta: di tutto. Le quantità sono enormi. Solo per ricapitolare le idee, qui trovate qualche numero (fonte Sos Consumatori).
E' uno scandalo ed è anche una perdita di soldi che finiscono nel secchio della mondezza.
La nostra risposta è l'ecologia degli avanzi.
Impariamo con qualche semplice consiglio a "ripulire" il frigo prima di arrivare alla situazione di non ritorno che ci obbliga a buttare ottimo cibo. Dopo il pane, oggi ci occupiamo di verdure e frutta.
Recuperare le verdure: minestrone, caponata, ratatuja e altre delizie
Patate intristite, carote ammosciate e cavoli vecchiotti? Possiamo recuperare tutto con tante ricette saporite. Verdure gratinate e passati, creme di verdura e minestre, le soluzioni sono tantissime. Lava bene le verdure, togli qualche pezzetto rovinato e... al lavoro!
Se le verdure sono biologiche, tanto meglio, soprattutto perché puoi recuperare qualche foglia esterna che spesso eliminiamo per paura dei pesticidi.
Una soluzione sempre a portata di mano (e di coltello!), d'inverno ma anche d'estate, è il classico minestrone. Qui trovate una ricetta semplice e molto gustosa.
Dalla cucina piemontese ci viene in soccorso la ratatuja, che può dare accoglienza a patate, sedano, cipolle, fagiolini, carote, zucchine, peperoni, pomodori, melanzane, aglio e prezzemolo.
Un'altra ricetta simile, sotto il nome di ciabotte, fricandò o caponata, la trovate qui.
Ci sono anche le polpette vegetariane; poi ti consiglio altre ricette per recuperare finocchi, radicchio e melanzane.
Recuperare la frutta: la macedonia
Pere un po' ammaccate, banane stramature, arance con una piccola parte rovinata... l'elenco della frutta che finiamo per buttare è lunghissimo.
Un modo per svuotare il frigo e fare tutti contenti è la classica macedonia.
Visto che siamo in inverno, ti dò qualche consiglio "stagionale":
Se volete invece una ricetta estiva ed esotica, ecco la macedonia di pesche e tequila.
- 4 miliardi di euro è il valore di alimenti che ogni anno finiscono nei rifiuti in Italia
- Ogni giorno il 15% di pane e pasta sono gettati via
- Il 18% invece della carne e il 12% di verdura ed ortaggi
- 1,5 milioni di tonnellate il totale degli alimenti eliminati
- Negli Usa il 40-50% del cibo viene sprecato
- In Inghilterra il 30-40% del cibo finisce nella spazzatura
- 20 miliardi di sterline il valore del cibo scartato dalla fattoria al frigorifero, il che corrisponde a 5 volte il valore degli aiuti inglesi ai paesi poveri
- 150 milioni le persone del Terzo Mondo che potrebbero essere sfamate dal cibo gettato
- 852 milioni di persone nel Mondo sono sottoalimentate
E' uno scandalo ed è anche una perdita di soldi che finiscono nel secchio della mondezza.
La nostra risposta è l'ecologia degli avanzi.
Impariamo con qualche semplice consiglio a "ripulire" il frigo prima di arrivare alla situazione di non ritorno che ci obbliga a buttare ottimo cibo. Dopo il pane, oggi ci occupiamo di verdure e frutta.
Recuperare le verdure: minestrone, caponata, ratatuja e altre delizie
Patate intristite, carote ammosciate e cavoli vecchiotti? Possiamo recuperare tutto con tante ricette saporite. Verdure gratinate e passati, creme di verdura e minestre, le soluzioni sono tantissime. Lava bene le verdure, togli qualche pezzetto rovinato e... al lavoro!
Se le verdure sono biologiche, tanto meglio, soprattutto perché puoi recuperare qualche foglia esterna che spesso eliminiamo per paura dei pesticidi.
Una soluzione sempre a portata di mano (e di coltello!), d'inverno ma anche d'estate, è il classico minestrone. Qui trovate una ricetta semplice e molto gustosa.
Dalla cucina piemontese ci viene in soccorso la ratatuja, che può dare accoglienza a patate, sedano, cipolle, fagiolini, carote, zucchine, peperoni, pomodori, melanzane, aglio e prezzemolo.
Un'altra ricetta simile, sotto il nome di ciabotte, fricandò o caponata, la trovate qui.
Ci sono anche le polpette vegetariane; poi ti consiglio altre ricette per recuperare finocchi, radicchio e melanzane.
Recuperare la frutta: la macedonia
Pere un po' ammaccate, banane stramature, arance con una piccola parte rovinata... l'elenco della frutta che finiamo per buttare è lunghissimo.
Un modo per svuotare il frigo e fare tutti contenti è la classica macedonia.
Visto che siamo in inverno, ti dò qualche consiglio "stagionale":
- tieni nel congelatore una busta di frutti di bosco surgelati: ti permetteranno di dare un tocco più estivo e saporito alle macedonie invernali;
- per migliorare il contenuto dietetico, puoi aggiungere un po' di frutta secca: noci, mandorle e nocciole fanno bene e danno un gusto nuovo;
- non esagerare con lo zucchero; se puoi preferisci lo zucchero di canna integrale grezzo, meglio ancora se biologico;
- qualche fogliolina di menta non ci sta male;
- nella macedonia puoi spremere anche parti di arance, mandarini, clementine e pompelmi, dopo aver eliminato qualche porzione rovinata.
Se volete invece una ricetta estiva ed esotica, ecco la macedonia di pesche e tequila.
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