Per ridurre i rifiuti occorre la raccolta differenziata porta a porta.
Occorre però sapere facilmente come differenziare i vari rifiuti.
Una legge a costo zero, proposta dal nostro blog, vuole inserire nelle confezioni di tutti i prodotti una "etichetta intelligente dei rifiuti", cioè informazioni chiare sullo smaltimento delle varie parti dell'imballaggio nei rifiuti.
Alcune aziende italiane già lo fanno.
Questo blog non si occupa - almeno apparentemente - di politica. In realtà lo facciamo sempre, in tutti i post, perché ci occupiamo di cose che riguardano tutti noi, come l'ambiente ed il risparmio, e quindi facciamo politica.
Ora però, nell'accezione più comune, oggi ci occupiamo anche di politica.
Vogliamo infatti proporre a tutte le forze politiche una semplice legge a costo zero per migliorare la politica di gestione dei rifiuti.
I rifiuti non sono una cosa da bruciare (come nella logica clientelare degli inceneritori, che qualcuno si ostina a chiamare termovalorizzatori, nonostante la UE abbia chiarito che non si può usare questo termine). I rifiuti sono una risorsa, sono una materia prima rinnovabile, sono una ricchezza. L'importante è defferenziarli in modo adeguato.
A tutt'oggi la soluzione migliore è senza dubbio la raccolta differenziata porta a porta. All'inizio forse è un po' complessa per i cittadini, ma in realtà è la soluzione che dà di gran lunga i migliori risultati.
Con la raccolta porta a porta si arriva con pochi mesi al 60-65% di percentuale di raccolta differenziata: roba che Bertolaso sarebbe rimasto disoccupato già qualche anno fa!
Uno dei problemi di chi fa la raccolta porta a porta è capire precisamente dove vanno i diversi materiali. Ci sono tanti contenitori apparentemente di plastica che però non possono andare nella raccolta differenziata della plastica perché non sono riciclabili. Insomma, indovinare dove buttare i vari rifiuti non è semplicissimo.
Qui interviene la nostra legge. Bisogna rendere obbligatoria su tutte le confezioni e gli imballaggi un'etichetta "segnala rifiuti" che spieghi come differenziare le varie parti delle confezioni. Una cosa del genere la fanno già, di propria iniziativa, alcune aziende, come Coop Italia (vedi immagine sopra), Barilla e Pavesi.
La legge sarebbe a costo zero: basterebbe dare un congruo periodo a tutte le aziende per adeguare le confezioni (diciamo 3-4 anni), in modo da smaltire le giacenze di etichette, scatole e buste, senza avere danni economici.
Con la nostra legge non solo si aiuterebbero i cittadini a smaltire correttamente i rifiuti. Nei fatti si darebbe anche uno strumento per orientare i nostri acquisiti.
Vi faccio un esempio. A volte acquisto (o meglio, acquistavo) una ricarica di bagno schiuma: un sacchetto di plastica molto leggero che serve a ricaricare flaconi e dosatori. Dall'etichetta intelligente sui rifiuti ho scoperto però che questo sacchetto è in "plastica mista" e quindi va tra i rifiuti indifferenziati. In pratica, non è riciclabile. Bene: la prossima volta eviterò di comprarlo.
E voi, cosa ne pensate della legge sui rifiuti proposta dal blog?
Il blog degli ecorisparmiatori: far convivere l'ambiente e il portafogli. Consigli pratici per risparmiare e difendere la natura, il clima e la nostra salute
martedì 23 novembre 2010
lunedì 22 novembre 2010
5 trucchi per il compost
Il compost è il concime organico a costo zero che puoi preparare in casa con il compostaggio dei tuoi rifiuti organici.
Cinque primi consigli per ottenere un compost di qualità:
Scegli il posto adatto
Scegli un posto ombreggiato d'estate, protetto dalla pioggia e senza ristagni d'acqua.
Che cosa puoi compostare?
In teoria tutte le sostanze organiche; in pratica ci vuole una certa esperienza. Devi rispettare alcune regole.
Il compost si fa con tre elementi fondamentali:
Sono compostabili anche le buste o i piatti in plastica biodegradabile ottenuta dal mais o dalle patate: in alcuni supermercati, per esempio, trovi l'insalata già pronta dentro buste di plastica biodegradabile.
Evita invece scarti di carne e di formaggio.
Sminuzza il materiale
Nei limiti del possibile, devi spezzettare tutti i materiali (una buccia di patata si composta prima se la tagli a pezzetti). L'ideale è avere pezzetti di non più di 5-10 cm.
Come formare il cumulo
Inizia dal fondo con uno strato di materiale più grossolano.
Poi segui una semplice regola:
La manutenzione del compost
Controlla regolarmente il cumulo.
Non lasciarlo seccare ma non sommergerlo d'acqua.
Puoi aggiungere cenere di legna (non trattata) del camino o farina di roccia (es. farina d'argilla o bentonite) per ridurre eventuali cattivi odori; queste hanno anche altri effetti positivi. La cenere apporta soprattutto potassio (di solito scarso nel compost) mentre le farine di roccia migliorano la struttura del compost e apportano microelementi utili.
[immagine Shropshire Council]
Cinque primi consigli per ottenere un compost di qualità:
- scegliere il posto adatto
- sapere cosa compostare
- sminuzzare il materiale
- seguire alcune regole per formare il cumulo del compost
- fare la manutenzione giusta
Scegli il posto adatto
Scegli un posto ombreggiato d'estate, protetto dalla pioggia e senza ristagni d'acqua.
Che cosa puoi compostare?
In teoria tutte le sostanze organiche; in pratica ci vuole una certa esperienza. Devi rispettare alcune regole.
Il compost si fa con tre elementi fondamentali:
- scarti di cucina e altre sostanze ricche di azoto: bucce di frutta e verdura, sfalci d’erba, foglie verdi, erbe spontanee, letame;
- sostanze organiche povere d'azoto: foglie secche, paglia, ramoscelli;
- acqua: è indispensabile la giusta umidità.
Sono compostabili anche le buste o i piatti in plastica biodegradabile ottenuta dal mais o dalle patate: in alcuni supermercati, per esempio, trovi l'insalata già pronta dentro buste di plastica biodegradabile.
Evita invece scarti di carne e di formaggio.
Sminuzza il materiale
Nei limiti del possibile, devi spezzettare tutti i materiali (una buccia di patata si composta prima se la tagli a pezzetti). L'ideale è avere pezzetti di non più di 5-10 cm.
Come formare il cumulo
Inizia dal fondo con uno strato di materiale più grossolano.
Poi segui una semplice regola:
- uno strato sottile di sostanze ricche d'azoto (vedi sopra: scarti alimentari ecc.);
- uno strato di foglie secche, paglia, ramoscelli, eventualmente terra, per coprire lo strato precedente;
- umidifica abbondantemente ma senza eccessi.
La manutenzione del compost
Controlla regolarmente il cumulo.
Non lasciarlo seccare ma non sommergerlo d'acqua.
Puoi aggiungere cenere di legna (non trattata) del camino o farina di roccia (es. farina d'argilla o bentonite) per ridurre eventuali cattivi odori; queste hanno anche altri effetti positivi. La cenere apporta soprattutto potassio (di solito scarso nel compost) mentre le farine di roccia migliorano la struttura del compost e apportano microelementi utili.
[immagine Shropshire Council]
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sabato 20 novembre 2010
Bicicletta: stop ai furti
La bicicletta è un mezzo di trasporto ecologico, sano e a basso costo.
Purtroppo in città la bicicletta è sempre a rischio di furto.
Alcuni semplici consigli per difendere la nostra bici dai ladri.
Come usare la catena, il lucchetto e la rastrelliera.
La bicicletta è uno degli strumenti fondamentali per una mobilità sostenibile, cioè in soldoni per girare per le città ed i paesi a basso costo, senza inquinare, facendo un sano esercizio e senza contribuire al traffico.
Uno degli inconvenienti principali, per gli ecociclisti, sono i furti, molto frequenti soprattutto in città. Il furto della bicicletta è fastidioso ed è anche un danno economico, quindi nemico dell'ecorisparmiatore.
Purtroppo, qualunque bicicletta può essere rubata, qualunque sia il nostro “sistema” antifurto. C'è sempre una tronchesi capace di tagliare la nostra catena al “super-metallo-cromato”.
Questi semplici consigli servono però a ridurre i rischi e a non offrire ai ladri la nostra bicicletta su un piatto d'argento:
E tu, hai qualche consiglio utile per proteggere la bicicletta dai ladri?
[foto Flickr]
Purtroppo in città la bicicletta è sempre a rischio di furto.
Alcuni semplici consigli per difendere la nostra bici dai ladri.
Come usare la catena, il lucchetto e la rastrelliera.
La bicicletta è uno degli strumenti fondamentali per una mobilità sostenibile, cioè in soldoni per girare per le città ed i paesi a basso costo, senza inquinare, facendo un sano esercizio e senza contribuire al traffico. Uno degli inconvenienti principali, per gli ecociclisti, sono i furti, molto frequenti soprattutto in città. Il furto della bicicletta è fastidioso ed è anche un danno economico, quindi nemico dell'ecorisparmiatore.
Purtroppo, qualunque bicicletta può essere rubata, qualunque sia il nostro “sistema” antifurto. C'è sempre una tronchesi capace di tagliare la nostra catena al “super-metallo-cromato”.
Questi semplici consigli servono però a ridurre i rischi e a non offrire ai ladri la nostra bicicletta su un piatto d'argento:
- insisti sempre con amici, parenti, scuole, uffici ecc., per poter riparare la bici, quando possibile, in un luogo chiuso e/o recintato;
- usa, quando possibile, le rastrelliere dei parcheggi per biciclette;
- evita di parcheggiare in luoghi troppo isolati, in posti poco visibili e con scarso passaggio di persone;
- rinuncia, sulla bici che usi in città, allo sgancio rapido per ruote e sellino;
- chiudi sempre la bicicletta, anche quando parcheggi per brevi periodi;
- usa un lucchetto e una catena robusti, anche se sono pesanti e più costosi;
- la catena deve legare il telaio e la ruota anteriore ad un elemento ben ancorato al terreno;
- se il luogo del parcheggio è molto “a rischio”, usa due catene e lega anche telaio e ruota posteriore;
- denuncia sempre il furto: serve almeno a far capire che anche le biciclette vanno protette dai ladri. Fai sempre (prima!) una foto della bicicletta e uniscila alla denuncia.
E tu, hai qualche consiglio utile per proteggere la bicicletta dai ladri?
[foto Flickr]
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venerdì 19 novembre 2010
Usare la lavatrice: 5 consigli per risparmiare ed inquinare di meno
Cinque consigli pratici per risparmiare e inquinare di meno usando la lavatrice:
La lavatrice è uno strumento ormai indispensabile nelle nostre case. Non mi sembra il caso, quindi, di porre il problema “lavatrice sì-lavatrice no” quanto piuttosto “lavatrice come?” per risparmiare e inquinare di meno.
Ecco allora cinque primi consigli per risparmiare e contenere l'inquinamento nell'uso quotidiano della lavatrice.
Compra una lavatrice a basso consumo energetico
Se devi cambiare la lavatrice (ovviamente solo perché è rotta e non più riparabile), cerca una lavatrice nuova adatta alle tue necessità (dimensioni, quantità di lavaggio ecc.) ma che sia anche a basso consumo energetico.
Puoi ad esempio cercare le lavatrici con il marchio Ecolabel o comunque verificare sia i consumi di energia elettrica (non vi fidate delle parole del commesso: controlla l'etichetta energetica, come quella della figura qui accanto, o il libretto di istruzioni) sia i consumi di acqua.
Una lavatrice a basso consumo (per capirci, classe A, A+ o A++) consuma da 1,6 a 2,2 kWh per ciclo di lavaggio, mentre un modello tradizionale va da 2,3 a 2,8 kWh.
Usa poco detersivo
Per ogni ciclo di lavaggio il costo del detersivo è più o meno pari al costo in energia elettrica. Quindi, per risparmiare e anche per inquinare di meno i fiumi ed il mare, dosa con attenzione il detersivo. Non seguire a occhi chiusi le indicazioni che trovi su fustini e flaconi (di solito molto abbondanti) ma fai le tue prove, partendo almeno da metà dose. Questo consiglio è valido soprattutto per i detersivi liquidi.
Evita additivi, sbiancanti, “cattura colore”, “cura lavatrici”
Ogni giorno spuntano nuovi e inutili prodotti per lavare in lavatrice. molti di questi sono altamente inquinanti.
Per lavare bene, inquinare poco e risparmiare basta un detersivo (possibilmente Ecolabel o biologico) e un po' di aceto bianco come ammorbidente. Come ammorbidente puoi usare anche il bicarbonato di sodio.
Come sbiancante è utile il percarbonato di sodio, un prodotto non inquinante che trovi anche in alcuni discount a poco prezzo.
Per pulire la lavatrice puoi ogni tanto fare un ciclo di lavaggio senza indumenti, usando la soda Solvay al posto del detersivo. La soda è utile anche per sgrassare panni molto sporchi come gli strofinacci.
Pulisci il filtro della lavatrice
Pulire il filtro ti aiuterà a tenere in efficienza la vostra lavatrice contenendo i consumi e la bolletta dell'elettricità.
Collega la lavatrice all'acqua calda sanitaria
Si tratta di un aspetto un po' tecnico, per cui ti rimando a questa interessante e dettagliata discussione sul forum Informagiovani. L'idea di base è comunque semplicissima.
Per usare la lavatrice occorre scaldare l'acqua. Per scaldare l'acqua si consuma (e si spende) molto di meno usando il gas della nostra caldaia rispetto alla resistenza elettrica della lavatrice stessa.
Studia con attenzione il problema ed eventualmente rivolgiti a un idraulico di fiducia, disposto a capire e risolvere il problema.
http://forum.informagiovani-italia.com/risparmiare-energia-collegando-la-lavatrice-all-acqua-calda-vt15.html
Prossimamente, altri consigli per un uso ecologico ed economico della lavatrice.
- comprare una lavatrice a basso consumo energetico
- usare poco detersivo
- non usare prodotti inutili, come additivi, sbiancanti ecc.
- pulire il filtro della lavatrice
- collegare la lavatrice all'acqua calda sanitaria
La lavatrice è uno strumento ormai indispensabile nelle nostre case. Non mi sembra il caso, quindi, di porre il problema “lavatrice sì-lavatrice no” quanto piuttosto “lavatrice come?” per risparmiare e inquinare di meno.
Ecco allora cinque primi consigli per risparmiare e contenere l'inquinamento nell'uso quotidiano della lavatrice.
Compra una lavatrice a basso consumo energetico
Se devi cambiare la lavatrice (ovviamente solo perché è rotta e non più riparabile), cerca una lavatrice nuova adatta alle tue necessità (dimensioni, quantità di lavaggio ecc.) ma che sia anche a basso consumo energetico.
Puoi ad esempio cercare le lavatrici con il marchio Ecolabel o comunque verificare sia i consumi di energia elettrica (non vi fidate delle parole del commesso: controlla l'etichetta energetica, come quella della figura qui accanto, o il libretto di istruzioni) sia i consumi di acqua.
Una lavatrice a basso consumo (per capirci, classe A, A+ o A++) consuma da 1,6 a 2,2 kWh per ciclo di lavaggio, mentre un modello tradizionale va da 2,3 a 2,8 kWh.
Usa poco detersivo
Per ogni ciclo di lavaggio il costo del detersivo è più o meno pari al costo in energia elettrica. Quindi, per risparmiare e anche per inquinare di meno i fiumi ed il mare, dosa con attenzione il detersivo. Non seguire a occhi chiusi le indicazioni che trovi su fustini e flaconi (di solito molto abbondanti) ma fai le tue prove, partendo almeno da metà dose. Questo consiglio è valido soprattutto per i detersivi liquidi.
Evita additivi, sbiancanti, “cattura colore”, “cura lavatrici”
Ogni giorno spuntano nuovi e inutili prodotti per lavare in lavatrice. molti di questi sono altamente inquinanti.
Per lavare bene, inquinare poco e risparmiare basta un detersivo (possibilmente Ecolabel o biologico) e un po' di aceto bianco come ammorbidente. Come ammorbidente puoi usare anche il bicarbonato di sodio.
Come sbiancante è utile il percarbonato di sodio, un prodotto non inquinante che trovi anche in alcuni discount a poco prezzo.
Per pulire la lavatrice puoi ogni tanto fare un ciclo di lavaggio senza indumenti, usando la soda Solvay al posto del detersivo. La soda è utile anche per sgrassare panni molto sporchi come gli strofinacci.
Pulisci il filtro della lavatrice
Pulire il filtro ti aiuterà a tenere in efficienza la vostra lavatrice contenendo i consumi e la bolletta dell'elettricità.
Collega la lavatrice all'acqua calda sanitaria
Si tratta di un aspetto un po' tecnico, per cui ti rimando a questa interessante e dettagliata discussione sul forum Informagiovani. L'idea di base è comunque semplicissima.
Per usare la lavatrice occorre scaldare l'acqua. Per scaldare l'acqua si consuma (e si spende) molto di meno usando il gas della nostra caldaia rispetto alla resistenza elettrica della lavatrice stessa.
Studia con attenzione il problema ed eventualmente rivolgiti a un idraulico di fiducia, disposto a capire e risolvere il problema.
http://forum.informagiovani-italia.com/risparmiare-energia-collegando-la-lavatrice-all-acqua-calda-vt15.html
Prossimamente, altri consigli per un uso ecologico ed economico della lavatrice.
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giovedì 18 novembre 2010
La pizza biologica fatta in casa
In un forno ho comprato due pizzette (senza mozzarella) al costo di 3,52 euro.
Ho fatto i conti: costavano ben 16 euro al kg!
Per difendere le nostre tasche e la nostra salute, vi consiglio le "pizzette della salute".
Fate la pizza in casa, usando ingredienti dell'agricoltura biologica.
Un bel risparmio e anche un aiuto all'ambiente e alla nostra salute.
Volevo intitolare questo post "Le pizzette della salute" ma poi hanno prevalso le regole del blog. La sostanza, però, non cambia.
Sabato scorso ho comprato in un forno di una ridente cittadina laziale due pizzette, una bianca e una rossa (solo pomodoro, niente mozzarella). Il diametro era di circa 17-18 cm, il peso totale delle due pizzette era di 220 grammi.
Ho pagato 3,52 euro. Non ho avuto la prontezza di riflessi di chiedere il prezzo al kg e di lasciare lì le due pizzette.
Il costo, se qualcuno non ha fatto rapidamente il conto, era di ben 16,00 euro al kg, cioè 32.000 lire del vecchio conio.
Ho pagato due pizzette circa 7.000 lire. Dieci anni fa, prima dell'euro, con 7.000 lire a Roma mangiavi una pizza margherita con una mezza minerale, seduto al tavolo.
Mi sono perso qualcosa? Sapete quanto costa al chilo la farina in un supermercato? Attenzione: un fornaio la compra all'ingrosso a prezzi ben diversi, ovviamente. Qualcosa giustifica un prezzo di 16 euro al kg per una pizzetta?
L'ecoconsumatore attento al risparmio ha una soluzione per difendersi dal "caro-pizzette": fare la pizza (biologica) a casa!
A un prezzo risibile rispetto alle “pizzette della salute”, come le ho ribattezzate, puoi comprare farina biologica, passata di pomodoro biologica, olio biologico e origano biologico.
Puoi anche scegliere di usare, per esempio, una miscela di farina bianca e farina integrale. Puoi aggiungere della mozzarella biologica, anche se nelle pizzette che ho comprato io la mozzarella non c'era.
Insomma, puoi fare quello che vuoi, senza mai arrivare a un costo di 16-euro-16 al kg, anche tenendo conto dei consumi del forno (se il forno è a gas risparmierai ancora un po' di più).
Già che ci siamo, qui trovi una serie di ottime ricette di pizze, focacce e torte salate.
Buon appetito!
[foto Flickr]
Ho fatto i conti: costavano ben 16 euro al kg!
Per difendere le nostre tasche e la nostra salute, vi consiglio le "pizzette della salute".
Fate la pizza in casa, usando ingredienti dell'agricoltura biologica.
Un bel risparmio e anche un aiuto all'ambiente e alla nostra salute.
Volevo intitolare questo post "Le pizzette della salute" ma poi hanno prevalso le regole del blog. La sostanza, però, non cambia.
Sabato scorso ho comprato in un forno di una ridente cittadina laziale due pizzette, una bianca e una rossa (solo pomodoro, niente mozzarella). Il diametro era di circa 17-18 cm, il peso totale delle due pizzette era di 220 grammi.
Ho pagato 3,52 euro. Non ho avuto la prontezza di riflessi di chiedere il prezzo al kg e di lasciare lì le due pizzette.
Il costo, se qualcuno non ha fatto rapidamente il conto, era di ben 16,00 euro al kg, cioè 32.000 lire del vecchio conio.
Ho pagato due pizzette circa 7.000 lire. Dieci anni fa, prima dell'euro, con 7.000 lire a Roma mangiavi una pizza margherita con una mezza minerale, seduto al tavolo.
Mi sono perso qualcosa? Sapete quanto costa al chilo la farina in un supermercato? Attenzione: un fornaio la compra all'ingrosso a prezzi ben diversi, ovviamente. Qualcosa giustifica un prezzo di 16 euro al kg per una pizzetta?
L'ecoconsumatore attento al risparmio ha una soluzione per difendersi dal "caro-pizzette": fare la pizza (biologica) a casa!
A un prezzo risibile rispetto alle “pizzette della salute”, come le ho ribattezzate, puoi comprare farina biologica, passata di pomodoro biologica, olio biologico e origano biologico.
Puoi anche scegliere di usare, per esempio, una miscela di farina bianca e farina integrale. Puoi aggiungere della mozzarella biologica, anche se nelle pizzette che ho comprato io la mozzarella non c'era.
Insomma, puoi fare quello che vuoi, senza mai arrivare a un costo di 16-euro-16 al kg, anche tenendo conto dei consumi del forno (se il forno è a gas risparmierai ancora un po' di più).
Già che ci siamo, qui trovi una serie di ottime ricette di pizze, focacce e torte salate.
Buon appetito!
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mercoledì 17 novembre 2010
Non rompere le scatole: riutilizzale!
Per riordinare soffitte, garage e ripostigli, si possono spender soldi per comprare scatole e contenitori vari.
Oppure si può risparmiare ed evitare di riempire la nostra casa di oggetti superflui.
Basta riutilizzare scatole e contenitori che già abbiamo e che sarebbero destinati ai rifiuti.
Possiamo personalizzare i contenitori rivestendoli di carta, pitturandoli o decorandoli.
Qualche giorno fa mi è capitata tra le mani una rivista di "arredamento, mobili, design, bricolage ecc." dal prevedibile titolo "Casa-qualcosa".
L'occhio mi è andato su un servizio che fatico a definire "articolo giornalistico" perchè evidentemente si tratta di un "publiredazionale pubblicitario". Il servizio era dedicato a come mettere in ordine soffitte, garage, ripostigli, sgabuzzini ecc. Inutile dirvi che l'articolo era in pratica un elenco di consigli per gli acquisti: scatole, scatolette, contenitori di varie marche, tutti con il loro bravo prezzo.
Ora, se dovete attrezzare un ripostiglio è ovvio che avete bisogno di ripiani o scaffalature e che occorre procurarseli (comprarli ma anche cercarli tra amici e parenti che magari devono buttarli).
Per quanto riguarda invece scatole, cassette e contenitori vari, devo dire che spendere dei soldi per riempirci casa di oggetti superflui è davvero inutile. Prima di comprare, guardiamoci attorno. Di sicuro ci arrivano sotto mano scatole e contenitori di ogni tipo che possiamo facilmente riadattare agli usi più vari. Dalle classiche scatole di scarpe riciclate alle cassette dei vini, dalle vaschette-famiglia del gelato a tanti altri contenitori di ogni tipo che riempiono le nostre case.
Se proprio volete essere bravi, potete personalizzare i contenitori, rivestirli con della carta colorata, pitturarli (soprattutto se sono di legno), decorarli, applicare un'etichetta.
Quando ero piccolo, parecchi anni fa, il detersivo per lavatrice era venduto nei fustini cilindrici di cartone. A casa di mia madre ce n'è ancora uno, rivestito di carta colorata e ornato con due bordi di stoffa. Lo usavamo con i miei fratelli per metterci dentro i giocattoli. Quando ero un po' più grande e ho cominciato a giocare a hockey su prato, il fustino è diventato un ottimo contenitore per i bastoni da hockey e per le palline!
Ora è diventato un oggetto della memoria ma serve ancora, dopo tantissimi anni, per contenere degli oggetti. Semplice, no?
[foto Flickr]
Oppure si può risparmiare ed evitare di riempire la nostra casa di oggetti superflui.
Basta riutilizzare scatole e contenitori che già abbiamo e che sarebbero destinati ai rifiuti.
Possiamo personalizzare i contenitori rivestendoli di carta, pitturandoli o decorandoli.
Qualche giorno fa mi è capitata tra le mani una rivista di "arredamento, mobili, design, bricolage ecc." dal prevedibile titolo "Casa-qualcosa".
L'occhio mi è andato su un servizio che fatico a definire "articolo giornalistico" perchè evidentemente si tratta di un "publiredazionale pubblicitario". Il servizio era dedicato a come mettere in ordine soffitte, garage, ripostigli, sgabuzzini ecc. Inutile dirvi che l'articolo era in pratica un elenco di consigli per gli acquisti: scatole, scatolette, contenitori di varie marche, tutti con il loro bravo prezzo.
Ora, se dovete attrezzare un ripostiglio è ovvio che avete bisogno di ripiani o scaffalature e che occorre procurarseli (comprarli ma anche cercarli tra amici e parenti che magari devono buttarli).
Per quanto riguarda invece scatole, cassette e contenitori vari, devo dire che spendere dei soldi per riempirci casa di oggetti superflui è davvero inutile. Prima di comprare, guardiamoci attorno. Di sicuro ci arrivano sotto mano scatole e contenitori di ogni tipo che possiamo facilmente riadattare agli usi più vari. Dalle classiche scatole di scarpe riciclate alle cassette dei vini, dalle vaschette-famiglia del gelato a tanti altri contenitori di ogni tipo che riempiono le nostre case.
Se proprio volete essere bravi, potete personalizzare i contenitori, rivestirli con della carta colorata, pitturarli (soprattutto se sono di legno), decorarli, applicare un'etichetta.
Quando ero piccolo, parecchi anni fa, il detersivo per lavatrice era venduto nei fustini cilindrici di cartone. A casa di mia madre ce n'è ancora uno, rivestito di carta colorata e ornato con due bordi di stoffa. Lo usavamo con i miei fratelli per metterci dentro i giocattoli. Quando ero un po' più grande e ho cominciato a giocare a hockey su prato, il fustino è diventato un ottimo contenitore per i bastoni da hockey e per le palline!
Ora è diventato un oggetto della memoria ma serve ancora, dopo tantissimi anni, per contenere degli oggetti. Semplice, no?
[foto Flickr]
martedì 16 novembre 2010
Compostiera gratis per compostaggio domestico
La compostiera (o composter) è uno strumento utilissimo per trasformare i nostri rifiuti organici (scarti di frutta e verdura, erba falciata, foglie, ma anche cenere di legna, gusci d'uova ecc.) in ottimo concime organico, chiamato compost.
In molte zone d'Italia è possibile avere una compostiera gratis per fare il compostaggio domestico.
I casi di Ferrara, della provincia di Arezzo e della provincia di Cuneo.
Sono sempre di più gli enti locali (comuni, province, ecc.) che offrono ai cittadini la possibilità di avere gratis una compostiera (o composter) per il compostaggio domestico della cosiddetta frazione umida o organica.
La compostiera permette di trasformare i rifiuti organici in un ottime concime da usare nei vasi del balcone o del terrazzo, nel giardino, nel frutteto o nell'orto.
Segnaliamo alcuni esempi.
Compostiera gratis e sconto sulla TIA (la Tariffa di Igiene Ambientale, che sta sostituendo la tassa sui rifiuti solidi urbani) per i cittadini in provincia di Ferrara: qui tutte le informazioni utili.
La provincia di Ferrara offre anche una guida gratuita al compostaggio.
Puoi trovare altre guide gratuite al compostaggio qui.
In provincia di Arezzo, possono avere una compostiera gratis i cittadini dei comuni di: Bucine, Capolona, Castelfranco di Sopra, Castiglion Fibocchi, Cavriglia, Laterina, Loro Ciuffenna, Montevarchi, Pergine Valdarno, Pian di Scò, Pieve Santo Stefano, San Giovanni Valdarno, Subbiano, Terranuova Bracciolini
In provincia di Cuneo gli abitanti dei 54 comuni consorziati nella SEA possono chiedere la compostiera gratis al proprio comune: qui si trovano tutte le informazioni utili.
[foto Flickr]
In molte zone d'Italia è possibile avere una compostiera gratis per fare il compostaggio domestico.
I casi di Ferrara, della provincia di Arezzo e della provincia di Cuneo.
Sono sempre di più gli enti locali (comuni, province, ecc.) che offrono ai cittadini la possibilità di avere gratis una compostiera (o composter) per il compostaggio domestico della cosiddetta frazione umida o organica.
La compostiera permette di trasformare i rifiuti organici in un ottime concime da usare nei vasi del balcone o del terrazzo, nel giardino, nel frutteto o nell'orto.
Segnaliamo alcuni esempi.
Compostiera gratis e sconto sulla TIA (la Tariffa di Igiene Ambientale, che sta sostituendo la tassa sui rifiuti solidi urbani) per i cittadini in provincia di Ferrara: qui tutte le informazioni utili.
La provincia di Ferrara offre anche una guida gratuita al compostaggio.
Puoi trovare altre guide gratuite al compostaggio qui.
In provincia di Arezzo, possono avere una compostiera gratis i cittadini dei comuni di: Bucine, Capolona, Castelfranco di Sopra, Castiglion Fibocchi, Cavriglia, Laterina, Loro Ciuffenna, Montevarchi, Pergine Valdarno, Pian di Scò, Pieve Santo Stefano, San Giovanni Valdarno, Subbiano, Terranuova Bracciolini
In provincia di Cuneo gli abitanti dei 54 comuni consorziati nella SEA possono chiedere la compostiera gratis al proprio comune: qui si trovano tutte le informazioni utili.
[foto Flickr]
Conosci qualche altro comune o ente locale che mette a disposizione dei cittadini una compostiera gratis?
Segnalalo nei commenti del blog.
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Risparmio
lunedì 15 novembre 2010
Risparmio auto: via portasci e portapacchi
Guidare con portasci, barre portapacchi e portabagagli aumenta i consumi di carburante fino al 39%.
Il consiglio è di smontare sempre portasci e barre quando non ci servono.
All'acquisto, preferite accessori con meccanismi di aggancio-sgancio rapido e sicuro.
Un consiglio per la vostra auto: segnate la distanza del portapacchi.
In inverno si va a sciare e, quindi, si montano i portasci sulle auto (a meno di avere una station wagon). Una comodità, senza dubbio. Il problema è che portasci, barre portapacchi e portabiciclette fanno consumare parecchio carburante perché peggiorano l'aerodinamicità dell'auto. Consumi ancora maggiori se si lascia montato il portabagagli.
Molte volte evitiamo di farlo perché si tratta di un lavoro noioso. Per questo conviene risolvere il problema all'origine. Quando comprate un portasci o un portapacchi, chiedete sempre di vedere come si attacca. Meglio spendere un po' di più per avere un portasci o un portapacchi che potete agganciare e sganciare con facilità.
Il mio portapacchi ha richiesto qualche minuto in più la prima volta per misurare con cura le distanze di installazione sull'auto. Da allora, le barre si montano e smontano in non più di 3-minuti-3.
Già che ci siamo, un consiglio che viene dal mio tipo di portapacchi. Nella confezione c'erano anche quattro piccoli adesivi da montare nella parte interna delle portiere dell'auto per avere sempre la distanza precisa per rimontare le barre. In alternativa, potete servirvi di un pennarello indelebile e fare quattro piccoli segni. Un modo per semplificarvi la vita.
[foto dacia.it]
Il consiglio è di smontare sempre portasci e barre quando non ci servono.
All'acquisto, preferite accessori con meccanismi di aggancio-sgancio rapido e sicuro.
Un consiglio per la vostra auto: segnate la distanza del portapacchi.
In inverno si va a sciare e, quindi, si montano i portasci sulle auto (a meno di avere una station wagon). Una comodità, senza dubbio. Il problema è che portasci, barre portapacchi e portabiciclette fanno consumare parecchio carburante perché peggiorano l'aerodinamicità dell'auto. Consumi ancora maggiori se si lascia montato il portabagagli.
I portabagagli e i portasci aumentano il consumo di carburante fino al 39%. Un portasci consuma circa il 7,5% di carburante in più, un portabagagli circa il 16% in più. (fonte ecodrive.ch)Il consiglio allora è uno solo: togliere sempre portasci e portapacchi quando non ci servono.
Molte volte evitiamo di farlo perché si tratta di un lavoro noioso. Per questo conviene risolvere il problema all'origine. Quando comprate un portasci o un portapacchi, chiedete sempre di vedere come si attacca. Meglio spendere un po' di più per avere un portasci o un portapacchi che potete agganciare e sganciare con facilità.
Il mio portapacchi ha richiesto qualche minuto in più la prima volta per misurare con cura le distanze di installazione sull'auto. Da allora, le barre si montano e smontano in non più di 3-minuti-3.
Già che ci siamo, un consiglio che viene dal mio tipo di portapacchi. Nella confezione c'erano anche quattro piccoli adesivi da montare nella parte interna delle portiere dell'auto per avere sempre la distanza precisa per rimontare le barre. In alternativa, potete servirvi di un pennarello indelebile e fare quattro piccoli segni. Un modo per semplificarvi la vita.
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sabato 13 novembre 2010
Il bicarbonato per pulire gli elettrodomestici
Il bicarbonato di sodio è un prodotto naturale che costa poco ed è adatto a tanti usi in casa.
Il bicarbonato è utile in cucina per la pulizia ecologica di lavastoviglie, frigorifero, forno e microonde.
Serve anche per togliere i cattivi odori dagli elettrodomestici.
Il bicarbonato di sodio è un prodotto naturale e a basso costo, utilissimo per tanti usi. E' un prodotto ecologico e innocuo per la salute, visto che è usato anche in cucina, ad esempio come lievitante. Oggi vediamo come usare il bicarbonato per pulire gli elettrodomestici.
Lavastoviglie
Per eliminare cattivi odori e tenere pulita la lavastoviglie, meglio usare il bicarbonato di sodio invece di fantomatici "curalavastoviglie", "deodoranti per lavastoviglie" o altri costosi prodotti.
Per piatti sporchi, che magari sono restati per mezza giornata o più nella lavastoviglie, spargete il bicarbonato direttamente sulle stoviglie e poi avviate il programma di risciacquo con sola acqua, prima del normale ciclo di lavaggio (cercate sempre di evitare i programmi con acqua troppo calda per risparmiare elettricità).
Una volta al mese usare una dose più abbondante (3-4 cucchiai), sempre con il programma di risciacquo, per tenere pulita la lavastoviglie.
Frigorifero
Evitate detersivi per pulire l'interno del frigorifero. Meglio una sostanza innocua come il bicarbonato. Fate una soluzione con 1-2 cucchiai di bicarbonato sciolti in mezzo litro di acqua tiepida per pulire l'interno del frigorifero. E' un metodo adatto anche per togliere dai frigoriferi nuovi il caratteristico odore di "nuovo". Una ciotolina piena di bicarbonato è un ottimo "deodorante naturale" per assorbire i vari odori del frigorifero.
Forno e microonde
Per pulire il forno (elettrico o a gas) e anche quello a microonde, è sempre meglio evitare costosi prodotti chimici, che possono lasciare residui tossici e anche cattivi odori quando riutilizzate il forno.
L'ideale è pulire il forno dopo l'uso, ancora caldo ma non bollente, con una soluzione fatta con 1-2 cucchiai di bicarbonato sciolti in acqua calda. Usare una spugnetta che non graffi e un po' di "olio di gomito", poi risciacquare.
Acqua calda e bicarbonato si possono usare anche per lavare griglie, placche e altri parti del forno.
[foto Flickr]
Il bicarbonato è utile in cucina per la pulizia ecologica di lavastoviglie, frigorifero, forno e microonde.
Serve anche per togliere i cattivi odori dagli elettrodomestici.
Il bicarbonato di sodio è un prodotto naturale e a basso costo, utilissimo per tanti usi. E' un prodotto ecologico e innocuo per la salute, visto che è usato anche in cucina, ad esempio come lievitante. Oggi vediamo come usare il bicarbonato per pulire gli elettrodomestici.
Lavastoviglie
Per eliminare cattivi odori e tenere pulita la lavastoviglie, meglio usare il bicarbonato di sodio invece di fantomatici "curalavastoviglie", "deodoranti per lavastoviglie" o altri costosi prodotti.
Per piatti sporchi, che magari sono restati per mezza giornata o più nella lavastoviglie, spargete il bicarbonato direttamente sulle stoviglie e poi avviate il programma di risciacquo con sola acqua, prima del normale ciclo di lavaggio (cercate sempre di evitare i programmi con acqua troppo calda per risparmiare elettricità).
Una volta al mese usare una dose più abbondante (3-4 cucchiai), sempre con il programma di risciacquo, per tenere pulita la lavastoviglie.
Frigorifero
Evitate detersivi per pulire l'interno del frigorifero. Meglio una sostanza innocua come il bicarbonato. Fate una soluzione con 1-2 cucchiai di bicarbonato sciolti in mezzo litro di acqua tiepida per pulire l'interno del frigorifero. E' un metodo adatto anche per togliere dai frigoriferi nuovi il caratteristico odore di "nuovo". Una ciotolina piena di bicarbonato è un ottimo "deodorante naturale" per assorbire i vari odori del frigorifero.
Forno e microonde
Per pulire il forno (elettrico o a gas) e anche quello a microonde, è sempre meglio evitare costosi prodotti chimici, che possono lasciare residui tossici e anche cattivi odori quando riutilizzate il forno.
L'ideale è pulire il forno dopo l'uso, ancora caldo ma non bollente, con una soluzione fatta con 1-2 cucchiai di bicarbonato sciolti in acqua calda. Usare una spugnetta che non graffi e un po' di "olio di gomito", poi risciacquare.
Acqua calda e bicarbonato si possono usare anche per lavare griglie, placche e altri parti del forno.
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venerdì 12 novembre 2010
Baratto: un sito web utile, Zero Relativo
Il baratto è un modo intelligente per riutilizzare gli oggetti, riducendo gli sprechi, diminuendo i rifiuti e risparmiando.
Il sito Zero Relativo ci permette di entrare in una community nazionale del baratto.
Tutte le istruzioni utili per barattare e risparmiare.
Il baratto è una forma intelligente per risparmiare ma anche per riutilizzare oggetti e quindi per ridurre i rifiuti e lo spreco.
Le nostre case e ancora più cantine, soffitte e soppalchi, sono piene di oggetti e cose che non utilizziamo più o che forse non abbiamo mai usato.
Spesso questi oggetti finiscono nei rifiuti, soprattutto quando abbiamo la necessità di fare un po' di spazio nelle nostre case sempre più piccole.
Un'alternativa può essere quella del baratto: offrire un oggetto a una persona in cambio di un'altra cosa di cui abbiamo bisogno o che ci piace.
Potete fare il baratto in modo autarchico, scrivendo ai vostri amici un email o mettendo magari un'annuncio sulla vostra pagina Facebook.
Un'alternativa più articolata è quella del sito Zero Relativo. Nata dall'idea di un gruppo di amici di Pesaro, Zero Relativo è una comunità on line che baratta gli oggetti, attiva in tutta Italia.
Per barattare occorre iscriversi gratuitamente e diventare un "barter", cioè un "barattatore".
Poi bisogna preparare gli annunci degli oggetti che vogliamo cedere e fare la lista delle cose che desideriamo.
Per esempio, posso offrire un asciugacapelli, un paio di sci e un libro e cercare in cambio uno zaino da montagna, un ventilatore o un passeggino per bambine e bambini.
Gli oggetti si possono scambiare in vari modi: a mano, con un incontro diretto; con un pacco postale; con un corriere convenzionato; infine, con un volontario, cioè un iscritto al sito che si offre per portare, per esempio, da Bari a Pescara l'oggetto di un'altra persona da scambiare.
E' ovviamente possibile lasciare il proprio feedback o segnalare un annuncio scorretto.
Qui trovate le linee guida di Zero Relativo.
Qui trovate invece la spiegazione completa di come funziona il baratto di Zero Relativo.
E voi, avete altre esperienze di baratto? Parlatene nei commenti.
Il sito Zero Relativo ci permette di entrare in una community nazionale del baratto.
Tutte le istruzioni utili per barattare e risparmiare.
Il baratto è una forma intelligente per risparmiare ma anche per riutilizzare oggetti e quindi per ridurre i rifiuti e lo spreco.
Le nostre case e ancora più cantine, soffitte e soppalchi, sono piene di oggetti e cose che non utilizziamo più o che forse non abbiamo mai usato.
Spesso questi oggetti finiscono nei rifiuti, soprattutto quando abbiamo la necessità di fare un po' di spazio nelle nostre case sempre più piccole.
Un'alternativa può essere quella del baratto: offrire un oggetto a una persona in cambio di un'altra cosa di cui abbiamo bisogno o che ci piace.
Potete fare il baratto in modo autarchico, scrivendo ai vostri amici un email o mettendo magari un'annuncio sulla vostra pagina Facebook.
Un'alternativa più articolata è quella del sito Zero Relativo. Nata dall'idea di un gruppo di amici di Pesaro, Zero Relativo è una comunità on line che baratta gli oggetti, attiva in tutta Italia.
Per barattare occorre iscriversi gratuitamente e diventare un "barter", cioè un "barattatore".
Poi bisogna preparare gli annunci degli oggetti che vogliamo cedere e fare la lista delle cose che desideriamo.
Per esempio, posso offrire un asciugacapelli, un paio di sci e un libro e cercare in cambio uno zaino da montagna, un ventilatore o un passeggino per bambine e bambini.
Gli oggetti si possono scambiare in vari modi: a mano, con un incontro diretto; con un pacco postale; con un corriere convenzionato; infine, con un volontario, cioè un iscritto al sito che si offre per portare, per esempio, da Bari a Pescara l'oggetto di un'altra persona da scambiare.
E' ovviamente possibile lasciare il proprio feedback o segnalare un annuncio scorretto.
Qui trovate le linee guida di Zero Relativo.
Qui trovate invece la spiegazione completa di come funziona il baratto di Zero Relativo.
E voi, avete altre esperienze di baratto? Parlatene nei commenti.
giovedì 11 novembre 2010
Olio di mandorle per il bebè: un prodotto naturale per il cambio del pannolino
L'olio di mandorle dolci è utile per la cura del bebè al cambio del pannolino.
E' un'alternativa naturale, ecologica e non troppo costosa alle pomate e creme di origine chimica.
Si trova anche da coltivazioni biologiche a un prezzo ragionevole.
E' utile anche per la cosmesi degli adulti.
Per la cura del bebè si consumano tantissimi prodotti, spesso inutili, dannosi, pericolosi, costosi ed inquinanti. La pubblicità punta a creare ansia in mamme e papà: senza quel prodotto, proprio non si può andare avanti. E' il caso delle famigerate creme e pomate da usare al cambio del pannolino. Zeppe di prodotti chimici, questi prodotti sono spesso peggiori del problema che dovrebbero prevenire.
Ci sono però tante alternative ecologiche che ci permettono anche di risparmiare, con un po' di attenzione. L'alternativa che vi propongo è l'olio di mandorle, che trovate facilmente in erboristeria, in farmacia, nei negozi di prodotti naturali ma anche in alcuni grandi magazzini, a un costo accettabile (ne servono ogni volta poche gocce).
L'olio di mandorle è un prodotto naturale (lo trovate anche da coltivazioni biologiche), molto utilizzato come ingrediente anche dall'industria cosmetica tradizionale per le sue proprietà.
Se lo usate al cambio del pannolino, avrete ottimi risultati (in altre parole, il sederino del bebè non si arrosserà).
L'olio di mandorle è un'alternativa ecologica anche per altri usi cosmetici: ne riparleremo.
E' un'alternativa naturale, ecologica e non troppo costosa alle pomate e creme di origine chimica.
Si trova anche da coltivazioni biologiche a un prezzo ragionevole.
E' utile anche per la cosmesi degli adulti.
Per la cura del bebè si consumano tantissimi prodotti, spesso inutili, dannosi, pericolosi, costosi ed inquinanti. La pubblicità punta a creare ansia in mamme e papà: senza quel prodotto, proprio non si può andare avanti. E' il caso delle famigerate creme e pomate da usare al cambio del pannolino. Zeppe di prodotti chimici, questi prodotti sono spesso peggiori del problema che dovrebbero prevenire.
Ci sono però tante alternative ecologiche che ci permettono anche di risparmiare, con un po' di attenzione. L'alternativa che vi propongo è l'olio di mandorle, che trovate facilmente in erboristeria, in farmacia, nei negozi di prodotti naturali ma anche in alcuni grandi magazzini, a un costo accettabile (ne servono ogni volta poche gocce).
L'olio di mandorle è un prodotto naturale (lo trovate anche da coltivazioni biologiche), molto utilizzato come ingrediente anche dall'industria cosmetica tradizionale per le sue proprietà.
Se lo usate al cambio del pannolino, avrete ottimi risultati (in altre parole, il sederino del bebè non si arrosserà).
L'olio di mandorle è un'alternativa ecologica anche per altri usi cosmetici: ne riparleremo.
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mercoledì 10 novembre 2010
Veri e falsi prodotti ecologici
In Italia e in Europa non esiste una normativa generale sui prodotti ecologici.
L'unico settore ben regolamentato è quello dei prodotti alimentari biologici.
L'uso dell'ecologia per ripulire l'immagine di prodotti e aziende si chiama "green washing". Istruzioni per l'uso per riconoscere veri e falsi prodotti ecologici, sempre con un occhio al risparmio.
Nel nostro paese, e anche in Europa, purtroppo, non esiste una normativa chiara e univoca sulla definizione di prodotti "ecologici, bio, ecocompatibili ecc. ecc.".
L'unico settore ben regolamentato è quello dei prodotti alimentari biologici: nessuno può usare il nome "biologico" o il prefisso "bio" per un prodotto alimentare senza rispettare le normative europee del settore (reg. CE n.834/2007).
In tutti gli altri settori, dalle vernici alle auto, dai detersivi alle penne, c'è la giungla.
Esistono una serie di certificazioni private, alcune molto serie e rigorose, come ad esempio sui cosmetici.
Esiste poi l'unica certificazione ecologica credibile, a mio parere, quella europea dell'Ecolabel, che risponde a criteri rigorosi, chiari, di pubblico dominio.
Per il resto, ognuno fa come vuole: ecodetersivi, ecostracci da spolvero, biodentifrici, ecoguide, aspirapolveri ecologiche, biosistemi, auto verdi e via discorrendo.L'ecologia e l'ambiente sono un business e quindi via alle "fragranze naturali", al "ridotto impatto" sull'ambiente e così via.
Tra i marchi, pullulano improbabili foglie, spighette, farfalle, coccinelle, fiorellini e lampadine verdi.
In inglese questa ecofurbizia la chiamano "green washing": in pratica, ripulire con il verde l'immagine ecologica di un'azienda, un'organizzazione, un'istituzione. Il green washing è regolamentato, almeno in parte, in alcuni paesi, come Canada, Stati Uniti e Norvegia. In questo paese, per esempio, le automobili non possono essere presentate come "amiche dell'ambiente", sulla base della considerazione che le auto per definizione non possono apportare benefici all'ambiente.
Non sarebbe il caso di fare un po' di chiarezza, una volta per tutte?
Non sarebbe il caso di evitare vere e proprie truffe ai danni dei consumatori?
Vi cito un caso paradossale. Un anno fa avevo comprato un detersivo per piatti con tanto di marchio Ecolabel e a buon prezzo in un discount dove vado molto raramente . Ci ricapito qualche settimana fa e vado a vedere se c'è ancora il detersivo per piatti Ecolabel e magari se è arrivato qualche altro prodotto Ecolabel. Sorpresa! Il detersivo Ecolabel non c'è più. In compenso, tutti i detersivi a marchio del discount sono diventati Eco-qualcosa. Ovviamente, analizzando l'etichetta, non c'è alcun motivo di credere che lo stesso detersivo abbia qualcosa di ecologico, oltre al nome. Non la definireste una truffa?
Istruzioni per l'uso
Come difendersi dai "finti" prodotti ecologici
L'unico settore ben regolamentato è quello dei prodotti alimentari biologici.
L'uso dell'ecologia per ripulire l'immagine di prodotti e aziende si chiama "green washing". Istruzioni per l'uso per riconoscere veri e falsi prodotti ecologici, sempre con un occhio al risparmio.
Nel nostro paese, e anche in Europa, purtroppo, non esiste una normativa chiara e univoca sulla definizione di prodotti "ecologici, bio, ecocompatibili ecc. ecc.".
L'unico settore ben regolamentato è quello dei prodotti alimentari biologici: nessuno può usare il nome "biologico" o il prefisso "bio" per un prodotto alimentare senza rispettare le normative europee del settore (reg. CE n.834/2007).
In tutti gli altri settori, dalle vernici alle auto, dai detersivi alle penne, c'è la giungla.
Esistono una serie di certificazioni private, alcune molto serie e rigorose, come ad esempio sui cosmetici.
Esiste poi l'unica certificazione ecologica credibile, a mio parere, quella europea dell'Ecolabel, che risponde a criteri rigorosi, chiari, di pubblico dominio.
Per il resto, ognuno fa come vuole: ecodetersivi, ecostracci da spolvero, biodentifrici, ecoguide, aspirapolveri ecologiche, biosistemi, auto verdi e via discorrendo.L'ecologia e l'ambiente sono un business e quindi via alle "fragranze naturali", al "ridotto impatto" sull'ambiente e così via.
Tra i marchi, pullulano improbabili foglie, spighette, farfalle, coccinelle, fiorellini e lampadine verdi.
In inglese questa ecofurbizia la chiamano "green washing": in pratica, ripulire con il verde l'immagine ecologica di un'azienda, un'organizzazione, un'istituzione. Il green washing è regolamentato, almeno in parte, in alcuni paesi, come Canada, Stati Uniti e Norvegia. In questo paese, per esempio, le automobili non possono essere presentate come "amiche dell'ambiente", sulla base della considerazione che le auto per definizione non possono apportare benefici all'ambiente.
Non sarebbe il caso di fare un po' di chiarezza, una volta per tutte?
Non sarebbe il caso di evitare vere e proprie truffe ai danni dei consumatori?
Vi cito un caso paradossale. Un anno fa avevo comprato un detersivo per piatti con tanto di marchio Ecolabel e a buon prezzo in un discount dove vado molto raramente . Ci ricapito qualche settimana fa e vado a vedere se c'è ancora il detersivo per piatti Ecolabel e magari se è arrivato qualche altro prodotto Ecolabel. Sorpresa! Il detersivo Ecolabel non c'è più. In compenso, tutti i detersivi a marchio del discount sono diventati Eco-qualcosa. Ovviamente, analizzando l'etichetta, non c'è alcun motivo di credere che lo stesso detersivo abbia qualcosa di ecologico, oltre al nome. Non la definireste una truffa?
Istruzioni per l'uso
Come difendersi dai "finti" prodotti ecologici
- Cerca nell'etichetta il marchio Ecolabel: se c'è, sai precisamente cosa stai comprando.
- Per i prodotti derivati dal legno e dalla carta, esistono due marchi mondiali seri di certificazione forestale, Fsc e Pefc. Anche in questo caso, occorre sapere di preciso cosa significano. Principalmente fanno riferimento allo sfruttamento controllato delle foreste (su questo tema torneremo in futuro).
- Se trovi altri marchi o diciture ecologiche, più o meno vere, prima diffida: controlla, verifica, informati, poi acquista solo quando sei consapevole.
- Molti prodotti perfettamente ecologici, come il bicarbonato di sodio o la soda, spesso non riportano sulla confezione nessun riferimento alle loro "virtù ecologiche": tienilo presente!
- Personalmente, non mi fido neanche delle formule "approvato dall'associazione ambientalista Alfa o dalla associazione di consumatori Beta". Verificate sempre anche queste situazioni. In alcuni casi, per esempio, il prodotto è perfettamente NON ecologico ma magari l'azienda produttrice dona un millesimo di euro per la protezione della capra del Borneo: un perfetto caso di "green washing". Francamente, mi sembra una presa in giro.
- Cerca sempre di tenerti informato, ad esempio leggendo il blog Ecologia e/è Risparmio!
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martedì 9 novembre 2010
"Vita in Campagna", una rivista utile per l'ecorisparmiatore
"Vita in Campagna" è una rivista di agricoltura pratica. Da quasi 30 anni è la rivista di riferimento del settore. E' utilissima per chi vuole mettere insieme ecologia, rispetto dell'ambiente, risparmio, sana alimentazione. La rivista è diffusa solo in abbonamento postale e ha anche un sito web molto ricco.
"Vita in Campagna" è il mensile di agricoltura pratica ed educazione ambientale del gruppo Informatore Agrario, fondato da Alberto Rizzotti, fondatore del gruppo editoriale.
"Vita in Campagna" è un vero proprio caso editoriale: a quasi 30 anni dalla sua nascita, continua ad aumentare il suo successo. Diffuso solo per abbonamento postale, ha raggiunto numeri davvero importanti, con quasi centomila copie diffuse per ogni uscita (i numeri sono veri, perché hanno la certificazione ADS).
Diretto da Giorgio Vincenzi, che ha seguito fin dall'inizio l'avventura della rivista, "Vita in Campagna" si occupa di un'agricoltura apparentemente di nicchia, che è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. Dall'agricoltura biologica all'agriturismo, dai frutti dimenticati agli allevamenti minori, dalle tecniche di coltivazione alternativa all'agricoltura decisamente hobbistica. Tanti consigli anche per una cucina genuina, per le conserve casalinghe, per un'alimentazione sana e naturale.
Uno stuolo di fedelissimi abbonati segue gli articoli, manda i suoi quesiti alla redazione, invia le foto delle proprio colture, conserva gelosamente le copie della rivista.
Insieme alla rivista ogni mese si riceve un supplemento: il fascicolo bimestrale sui lavori di campagna e altri cinque fascicoli monografici. Da notare anche le pagine dedicate ai ragazzi.
Da alcuni anni a “Vita in Campagna” si è affiancato anche “Vivere la casa in campagna”, dedicato alle problematiche di chi ha una casa in campagna, sia come abitazione principale sia come casa di vacanza.
"Vita in Campagna" ha anche un sito internet molto ricco, dove potete trovare tante notizie e informazioni, oltre a molto materiale gratuito, come video e articoli, e capire se la rivista fa al caso nostro.
Da oltre dieci anni ho il piacere e la fortuna di collaborare con "Vita in Campagna", per cui ho scritto e scrivo di agriturismo, di finanziamenti all'agricoltura (curo una rubrica mensile sui finanziamenti regionali), di prodotti tipici, di biologico.
"Vita in Campagna" è il mensile di agricoltura pratica ed educazione ambientale del gruppo Informatore Agrario, fondato da Alberto Rizzotti, fondatore del gruppo editoriale.
"Vita in Campagna" è un vero proprio caso editoriale: a quasi 30 anni dalla sua nascita, continua ad aumentare il suo successo. Diffuso solo per abbonamento postale, ha raggiunto numeri davvero importanti, con quasi centomila copie diffuse per ogni uscita (i numeri sono veri, perché hanno la certificazione ADS).
Diretto da Giorgio Vincenzi, che ha seguito fin dall'inizio l'avventura della rivista, "Vita in Campagna" si occupa di un'agricoltura apparentemente di nicchia, che è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. Dall'agricoltura biologica all'agriturismo, dai frutti dimenticati agli allevamenti minori, dalle tecniche di coltivazione alternativa all'agricoltura decisamente hobbistica. Tanti consigli anche per una cucina genuina, per le conserve casalinghe, per un'alimentazione sana e naturale.
Uno stuolo di fedelissimi abbonati segue gli articoli, manda i suoi quesiti alla redazione, invia le foto delle proprio colture, conserva gelosamente le copie della rivista.
Insieme alla rivista ogni mese si riceve un supplemento: il fascicolo bimestrale sui lavori di campagna e altri cinque fascicoli monografici. Da notare anche le pagine dedicate ai ragazzi.
Da alcuni anni a “Vita in Campagna” si è affiancato anche “Vivere la casa in campagna”, dedicato alle problematiche di chi ha una casa in campagna, sia come abitazione principale sia come casa di vacanza.
"Vita in Campagna" ha anche un sito internet molto ricco, dove potete trovare tante notizie e informazioni, oltre a molto materiale gratuito, come video e articoli, e capire se la rivista fa al caso nostro.
Da oltre dieci anni ho il piacere e la fortuna di collaborare con "Vita in Campagna", per cui ho scritto e scrivo di agriturismo, di finanziamenti all'agricoltura (curo una rubrica mensile sui finanziamenti regionali), di prodotti tipici, di biologico.
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lunedì 8 novembre 2010
Detersivi Ecolabel al discount
I detersivi ecologici costano in alcuni casi molto cari. Inoltre, restano sempre valide le considerazioni sui veri e falsi prodotti ecologici.
Un marchio di cui possiamo fidarci è, come abbiamo ripetuto più volte, l'Ecolabel, il marchio ecologico dell'Unione Europea.
Detersivi Ecolabel li trovate anche nei discount a prezzi abbordabili: più o meno il costo di un analogo prodotto più inquinante e sicuramente meno dei cosiddetti "prodotti di marca", reclamizzati dalla televisione.
E' il caso di Lidl con la sua linea W5Eco.
I prodotti disponibili sono:
Un esempio: un litro di detergente per il WC costa 1,29 euro.
Le confezioni sono riciclabili al 100% (in piena emergenza "mondezza" la cosa è importantissima).
Un marchio di cui possiamo fidarci è, come abbiamo ripetuto più volte, l'Ecolabel, il marchio ecologico dell'Unione Europea.
Detersivi Ecolabel li trovate anche nei discount a prezzi abbordabili: più o meno il costo di un analogo prodotto più inquinante e sicuramente meno dei cosiddetti "prodotti di marca", reclamizzati dalla televisione.
E' il caso di Lidl con la sua linea W5Eco.
I prodotti disponibili sono:
- le tavolette per la lavastoviglie (molto comode, almeno per la mia esperienza)
- il detergente per i vetri
- il detersivo liquido per pavimenti e superfici lavabili
- il sapone liquido per i piatti
- il detergente per il WC.
Un esempio: un litro di detergente per il WC costa 1,29 euro.
Le confezioni sono riciclabili al 100% (in piena emergenza "mondezza" la cosa è importantissima).
domenica 7 novembre 2010
Distributori di metano o GPL: istruzioni per l'uso
Abbiamo già parlato nel blog dei vantaggi di avere un'auto con l'alimentazione a GPL o metano.
Uno dei problemi principali (anzi, direi il primo problema) che scoraggia all'acquisto di un'auto alimentata a GPL o a metano è la scarsità dei distributori.
Bene, vediamo come aggirare l'ostacolo: avere un'auto a GPL o a metano, risparmiare, inquinare di meno, senza impazzire per fare il pieno.
Procuratevi una mappa dei distributori GPL o metano in Italia e memorizzate quelli a voi più vicini e, soprattutto, quelli che incontrate nei percorsi che fate più spesso. In questo modo, potete evitare lunghe deviazioni (cioè km percorsi, inquinamento, soldi sprecati) per fare il pieno di gas. Ovviamente se avete il navigatore potete memorizzare tutti i distributori che volete.
Attenzione, anche per GPL e metano potete trovare grandi differenze di prezzo tra un distributore e l'altro. Se ci riuscite, fate il confronto: spesso lo stesso distributore si mantiene più economico nel tempo.
Due consigli:
Ai "metanisti" suggerisco anche Metanoauto.com, la comunità italiana del metano per auto.
Uno dei problemi principali (anzi, direi il primo problema) che scoraggia all'acquisto di un'auto alimentata a GPL o a metano è la scarsità dei distributori.
Bene, vediamo come aggirare l'ostacolo: avere un'auto a GPL o a metano, risparmiare, inquinare di meno, senza impazzire per fare il pieno.
Procuratevi una mappa dei distributori GPL o metano in Italia e memorizzate quelli a voi più vicini e, soprattutto, quelli che incontrate nei percorsi che fate più spesso. In questo modo, potete evitare lunghe deviazioni (cioè km percorsi, inquinamento, soldi sprecati) per fare il pieno di gas. Ovviamente se avete il navigatore potete memorizzare tutti i distributori che volete.
- Qui trovate una mappa Google dei distributori GPL e qui invece la mappa dei distributori di metano.
- Una mappa dei distributori GPL/metano con un buon motore di ricerca la trovate qui.
Due consigli:
- ricordate che non sempre fare benzina (un po' ci vuole!) nello stesso distributore del GPL/metano è una buona idea. Ho notato che alcuni distributori molto convenienti per il GPL sono invece costosi per la benzina e viceversa.
Ai "metanisti" suggerisco anche Metanoauto.com, la comunità italiana del metano per auto.
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